
La coppia GBP/USD scambia in territorio positivo intorno a 1,3380 nelle prime ore di contrattazione europee di venerdì. La sterlina britannica (GBP) si rafforza nei confronti del dollaro statunitense (USD), mentre i mercati valutano la manovra di bilancio autunnale del Regno Unito e guardano alle prossime decisioni della Banca d’Inghilterra (BoE).

Il Regno Unito ha fissato una scadenza per portare la spesa per la difesa al 3% del prodotto interno lordo (PIL), mentre il ministro delle Finanze John Healey ha annunciato aiuti per miliardi all’Ucraina, inviando un «chiaro messaggio a Mosca». Mercoledì Healey ha fissato al 2030 il raggiungimento dell’obiettivo del 3%, ribadendo al contempo l’impegno del Paese in ambito NATO a raggiungere il 3,5% entro il 2035.
I dati pubblicati giovedì dal Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio hanno mostrato che l’indice statunitense dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) è aumentato dello 0,5% a settembre, rispetto al precedente incremento dello 0,3%. Il dato è risultato in linea con le aspettative del mercato.
Nella riunione di politica monetaria di ottobre, tenutasi mercoledì, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha votato con 10 voti favorevoli e 2 contrari per mantenere invariato il tasso di riferimento sui federal funds nell’intervallo tra il 3,75% e il 4%. I funzionari della Federal Reserve (Fed) hanno dichiarato di auspicare che i prossimi dati possano orientare la loro decisione successiva.
Secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati scontano ora una probabilità di circa il 74,9% di un rialzo dei tassi statunitensi a dicembre. Tassi di interesse più elevati aumentano il costo opportunità di detenere oro, che non offre rendimento.
Gli analisti di Brown Brothers Harriman giudicano la manovra di bilancio britannica di ottobre 2026 «neutrale per GBP e gilt», osservando che il governo ha «aumentato modestamente la stretta fiscale, ma prevede di emettere un volume di debito leggermente superiore». Sottolineano che «il saldo primario corretto per il ciclo, che esclude gli oneri per interessi e tiene conto del ciclo economico, dovrebbe migliorare passando da un deficit pari al -0,3% del PIL nel 2026/27 a un avanzo del +0,5% nel 2027/28». Questo cambiamento implica «un freno fiscale pari allo 0,8% del PIL, rispetto allo 0,6% previsto a marzo», ma BBH avverte che «l’ulteriore restrizione fiscale è probabilmente troppo modesta per ridimensionare in misura significativa i quasi 125 punti base di rialzi dei tassi della BoE scontati nei prossimi dodici mesi». Sul fronte del finanziamento, gli analisti osservano che «per il 2026/27 sono previste vendite complessive di gilt per 250,6 miliardi di sterline», un importo «sostanzialmente in linea con le aspettative, pari a circa 249,6 miliardi di sterline, e superiore di 4,4 miliardi ai 246,2 miliardi di sterline previsti ad aprile».
Il punteggio di Greene sull’FXS Speechtracker, pari a 7,4/10, coincide con la media storica e segnala un orientamento stabile ma decisamente restrittivo, anziché un suo inasprimento. L’enfasi sull’arresto della disinflazione salariale a livelli superiori a quelli compatibili con un’inflazione del 2%, insieme a una tenuta dell’economia superiore alle attese e al possibile raggiungimento del picco della capacità inutilizzata nel mercato del lavoro, rafforza la cautela verso un allentamento della politica monetaria e offre un lieve sostegno alla sterlina.
L’invito a «contrastare preventivamente» gli effetti di secondo impatto sull’inflazione e l’ammissione che tali rischi sono maggiori di quanto ritenuto in precedenza sottolineano la resistenza a tagli dei tassi nel breve termine. I dati prospettici, che indicano una crescita salariale più vicina al 3,5%, avvalorano l’idea che le pressioni inflazionistiche restino persistenti, mantenendo la Banca d’Inghilterra orientata a lasciare i tassi elevati più a lungo e limitando così il potenziale ribassista della sterlina.
Nel grafico giornaliero, GBP/USD si mantiene appena al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, che limita il rialzo e conserva un’impostazione cautamente ribassista nel breve termine. Il prezzo resta al di sopra della linea mediana delle bande di Bollinger a 20 giorni, suggerendo la presenza di una domanda di fondo sui ribassi, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 55,9 segnala un momentum rialzista costante ma moderato, che non ha ancora superato l’offerta immediatamente presente sui livelli superiori.
Al rialzo, la prima resistenza si colloca nell’area 1,3390-1,3400, corrispondente alla SMA a 100 giorni e al livello psicologico. Un superamento deciso di quest’area potrebbe aprire la strada verso il limite superiore delle bande di Bollinger, vicino a 1,3435, oltre il quale sarebbe necessaria una rottura duratura per attenuare la pressione ribassista.
Al ribasso, la linea mediana delle bande di Bollinger a 20 giorni, a 1,3300, funge da primo supporto, prima del minimo del 27 ottobre a 1,3272. Il successivo livello di supporto si trova in corrispondenza del limite inferiore delle bande di Bollinger, vicino a 1,3165, al di sotto del quale un ulteriore calo aprirebbe la strada a una fase correttiva più marcata.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
La sterlina britannica (GBP) è la valuta più antica del mondo (886 d.C.) e la moneta ufficiale del Regno Unito. È la quarta valuta più scambiata sul mercato dei cambi (FX) a livello mondiale e rappresenta il 12% di tutte le transazioni, per una media di 630 miliardi di dollari al giorno, secondo i dati del 2022. Le principali coppie valutarie che la coinvolgono sono GBP/USD, nota anche come «Cable», che rappresenta l’11% degli scambi sul mercato dei cambi, GBP/JPY, chiamata «Dragon» dagli operatori (3%), ed EUR/GBP (2%). La sterlina britannica è emessa dalla Banca d’Inghilterra (BoE).
Il fattore più importante che influenza il valore della sterlina britannica è la politica monetaria decisa dalla Banca d’Inghilterra. La BoE basa le proprie decisioni sul raggiungimento del suo obiettivo primario di «stabilità dei prezzi», ossia un tasso di inflazione stabile intorno al 2%. Il principale strumento utilizzato per conseguirlo è l’adeguamento dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo elevata, la BoE cerca di contenerla aumentando i tassi di interesse, rendendo più costoso l’accesso al credito per famiglie e imprese. Ciò è generalmente positivo per la sterlina, poiché tassi di interesse più alti rendono il Regno Unito una destinazione più interessante per i capitali degli investitori internazionali. Quando l’inflazione scende troppo, è un segnale di rallentamento della crescita economica. In questo scenario, la BoE valuta una riduzione dei tassi di interesse per rendere il credito meno costoso, così da indurre le imprese a indebitarsi maggiormente per investire in progetti in grado di generare crescita.
I dati economici misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sul valore della sterlina britannica. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturiero e dei servizi e i dati sull’occupazione possono tutti influenzare l’andamento della sterlina. Un’economia solida è positiva per la sterlina. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BoE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente la valuta britannica. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che la sterlina si deprezzi.
Un altro dato significativo per la sterlina britannica è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni da esportazione molto richiesti, la sua valuta trae beneficio dalla sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano comprare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza la valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.