
L’indagine Ifo tedesca ha superato le previsioni lunedì, ma all’undicesima barra a cinque minuti EUR/USD era già tornato sotto il livello precedente alla pubblicazione. Gli acquisti di dollari in vista della riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), che si conclude mercoledì, hanno poi spinto il cambio ai minimi dal 15 ottobre. Ha chiuso su quel minimo, sotto 1,1200 per la prima volta dal 14 ottobre.

Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a due anni è salito a circa il 4,71% prima della riunione della Fed. L’intervallo dei tassi della Fed, pari al 3,75%-4,00%, è già ben superiore al tasso sui depositi della Banca centrale europea (BCE), al 2,50%. I futures indicano una probabilità prossima all’80% di un rialzo della Fed a dicembre, che amplierebbe il differenziale a favore del dollaro.
L’indice Ifo sul clima di fiducia delle imprese è salito a 90,2, contro una previsione di 89,8, con la componente delle aspettative in aumento a 91,6 da 90,4 e quella relativa alla situazione attuale in calo a 88,8 da 89,5. Prospettive più solide per la Germania rafforzano le ragioni a favore di un rialzo della BCE a dicembre, atteso da 64 dei 73 economisti interpellati in un sondaggio Reuters. Il rialzo di EUR/USD seguito alla pubblicazione è stato inferiore a un quarto del successivo ribasso.
Gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti, in uscita martedì alle 12:30 GMT, sono attesi in aumento dello 0,6% dopo un calo dello 0,1%. Nel comunicato della Fed di mercoledì alle 18:00 GMT si prevede che i tassi vengano lasciati invariati. Il presidente della Fed Warsh risponderà alle domande alle 18:30 GMT, con il rialzo di dicembre ancora in discussione.
La presidente della BCE Lagarde parlerà martedì alle 17:00 GMT, dopo l’indagine della BCE sul credito bancario delle 09:00 GMT. La BCE annuncerà la propria decisione giovedì alle 13:15 GMT, con il tasso sui depositi atteso invariato al 2,50%; la decisione di dicembre rappresenta il versante europeo del differenziale dei tassi.
Il calo di lunedì ha riassorbito circa tre quinti del rimbalzo dal minimo del 14 ottobre, appena sopra 1,1100, al massimo del 16 ottobre, appena sopra 1,1250. EUR/USD si trova al di sotto della media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni, appena sopra 1,1350, e di quella a 200 giorni, appena sotto 1,1500; entrambe sono scese in ogni seduta da metà settembre.

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di scambi superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati – o l’aspettativa di tassi più alti – tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria in riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni vengono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.
I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano dove collocare i propri capitali.
I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad alzare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente rilevanti, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.
Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni da esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezza per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.