
EUR/CAD guadagna oltre lo 0,5%, dopo aver registrato un modesto rialzo nella seduta precedente, e scambia intorno a 1,5680 durante la sessione asiatica di lunedì. Il cross valutario sale mentre l’euro (EUR) si mantiene più forte dopo la pubblicazione dei dati economici tedeschi.

L’indice PMI manifatturiero tedesco di S&P Global è stato confermato a 54,2 a ottobre, il secondo valore più alto in quasi quattro anni e mezzo, appena sotto il recente picco di agosto e rispetto a 53,9 di settembre. Le vendite al dettaglio in Germania, un indicatore chiave della spesa dei consumatori, sono diminuite del 2,0% su base mensile a settembre, rispetto all’aumento dell’1,2% di agosto (rivisto dall’1,3%). Il dato è risultato inferiore alle aspettative del mercato, che indicavano un incremento dello 0,4%. Su base annua, le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione del 2,3% a settembre, rispetto al precedente calo dello 0,3% (rivisto da -0,4).
Il cross EUR/CAD sale mentre il dollaro canadese (CAD), legato alle materie prime, potrebbe risentire del calo dei prezzi del petrolio. Le quotazioni del greggio sono scese dopo l’accordo dell’OPEC+ per mantenere invariati gli obiettivi di produzione petrolifera di dicembre, lasciando la produzione prevista ai livelli di settembre. In base all’intesa, la quota dell’Arabia Saudita è fissata a 10,478 milioni di barili al giorno (bpd), seguita dalla Russia con 9,949 milioni e dall’Iraq con 4,431 milioni di barili al giorno.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio greggio hanno subito ulteriori pressioni al ribasso, mentre gli investitori valutavano gli sforzi diplomatici in corso per porre fine al conflitto in Medio Oriente a fronte dei timori di nuove azioni militari statunitensi contro l’Iran. I funzionari del Qatar e dell’Iran hanno proseguito i colloqui per il terzo giorno consecutivo, cercando un accordo per porre fine alla guerra prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Gli strategist di Deutsche Bank sottolineano che l’ultimo mese è stato caratterizzato da una concomitanza di pressioni, poiché «gli investitori hanno dovuto fare i conti con crescenti dubbi sugli investimenti legati all’IA, tensioni sul debito sovrano francese e prezzi energetici più elevati». Nella loro analisi osservano che il greggio Brent «(+13,6%) ha proseguito il rialzo tra i timori di una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran», evidenziando come le tensioni geopolitiche si siano trasmesse direttamente al comparto energetico. Al contempo, le condizioni sui mercati europei del gas si sono fatte più tese, con «il gas naturale europeo [salito] sopra i 100 €/MWh per la prima volta dal 2022», aggiungendo un ulteriore elemento di pressione a un contesto già difficile per le attività rischiose.
L’euro è la valuta dei 20 paesi dell’Unione europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo e rappresenta circa il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo principale strumento è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria durante riunioni che si tengono otto volte all’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.
I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, la banca centrale è costretta ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano dove collocare i propri capitali.
I dati economici misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad alzare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente rilevanti, poiché questi paesi rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.
Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un paese incassa dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo ha l’effetto opposto.