
I titoli legati all’intelligenza artificiale (IA) hanno trascinato al ribasso il NASDAQ 100, ma il Dow Jones Industrial Average è salito ai massimi da oltre cinque settimane grazie ai risultati societari e al calo del petrolio greggio. Dall’apertura delle contrattazioni, l’indice è salito fino a poco sopra 52.700 punti. È poi sceso a circa 52.400 punti nell’arco di una sola candela a cinque minuti, quando un diplomatico coinvolto nei colloqui tra Stati Uniti e Iran ha definito errate le notizie secondo cui un accordo sarebbe stato vicino, e ha chiuso poco sotto 52.500 punti.

Il comparto sanitario ha guidato i rialzi settoriali dell’S&P 500, mentre UnitedHealth (UNH), Amazon (AMZN), IBM (IBM) e 3M (MMM) hanno fornito il maggior contributo in punti al Dow, indice ponderato in base ai prezzi. 3M ha alzato le previsioni sull’utile per il 2026 a 9,10-9,15 dollari per azione e ha assegnato ad Amazon un warrant su un massimo di 3,2 milioni di azioni, legato a vendite nel settore dei data center per 6 miliardi di dollari. UnitedHealth, che ha pubblicato i risultati il 13 ottobre, ha contribuito al rialzo con un numero di punti circa triplo rispetto a 3M.
Il petrolio greggio è sceso e, insieme a esso, è calato il rendimento del Treasury decennale, una settimana dopo che l’aumento dei rendimenti e i timori sul debito legato all’IA avevano causato la peggiore settimana da giugno per l’azionario statunitense. La società coreana di IA Elice ha perso oltre il 30% al debutto in Borsa a Seul. Nvidia (NVDA) e Microsoft (MSFT) sono comunque salite entrambe, perciò le vendite sui titoli legati all’IA hanno penalizzato solo marginalmente il Dow.
IBM pubblicherà i risultati mercoledì, con una teleconferenza alle 21:00 GMT, mentre Honeywell (HON) e Procter & Gamble (PG) li diffonderanno giovedì prima dell’apertura delle contrattazioni, con teleconferenze alle 12:30 GMT. Seguirà American Express (AXP) venerdì prima dell’apertura, quarta società del Dow a pubblicare i risultati nell’arco di tre giorni.
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione saranno pubblicate giovedì alle 12:30 GMT e sono previste a 200.000, rispetto alle precedenti 199.000. Le indagini preliminari sugli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) di S&P Global usciranno venerdì alle 13:45 GMT, con l’indice dei servizi atteso a 57,9 dal precedente 58,8. Entrambe le pubblicazioni contribuiranno a orientare la decisione della Fed del 28 ottobre sull’opportunità di alzare nuovamente i tassi.
Il Dow ha chiuso nuovamente sopra la media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni, ora vicina a 52.000 punti, dopo essere sceso al di sotto venerdì e lunedì. Ha recuperato quasi metà della flessione dal picco di agosto, poco sopra 54.700 punti, al minimo del 1° ottobre, che si era mantenuto appena sopra l’EMA a 200 giorni, vicina a 50.500 punti. Il momentum giornaliero è al limite dell’ipercomprato per la prima volta dall’inizio di luglio.

Il Dow Jones Industrial Average, uno degli indici azionari più antichi al mondo, è composto dai 30 titoli più scambiati negli Stati Uniti. L’indice è ponderato in base ai prezzi anziché alla capitalizzazione di mercato. Viene calcolato sommando i prezzi dei titoli che lo compongono e dividendo il totale per un fattore, attualmente pari a 0,152. L’indice è stato creato da Charles Dow, fondatore anche del Wall Street Journal. Negli anni successivi è stato criticato per la sua rappresentatività insufficiente, poiché segue soltanto 30 conglomerati, a differenza di indici più ampi come l’S&P 500.
Il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è influenzato da numerosi fattori. Il principale è l’andamento complessivo delle società che lo compongono, evidenziato dai risultati trimestrali. Anche i dati macroeconomici statunitensi e globali contribuiscono, poiché incidono sul sentiment degli investitori. Il livello dei tassi di interesse, stabilito dalla Federal Reserve (Fed), influenza a sua volta il DJIA perché determina il costo del credito, da cui molte imprese dipendono fortemente. Di conseguenza, anche l’inflazione può essere un fattore determinante, insieme agli altri indicatori che incidono sulle decisioni della Fed.
La teoria di Dow è un metodo sviluppato da Charles Dow per individuare la tendenza primaria del mercato azionario. Un passaggio fondamentale consiste nel confrontare la direzione del Dow Jones Industrial Average (DJIA) e del Dow Jones Transportation Average (DJTA), seguendo soltanto le tendenze in cui entrambi si muovono nella stessa direzione. Il volume degli scambi funge da criterio di conferma. La teoria utilizza elementi dell’analisi dei massimi e dei minimi. La teoria di Dow individua tre fasi della tendenza: accumulazione, quando gli investitori più informati iniziano ad acquistare o vendere; partecipazione del pubblico, quando interviene la platea più ampia degli investitori; e distribuzione, quando gli investitori più informati escono dal mercato.
Esistono diversi modi per fare trading sul DJIA. Uno consiste nell’utilizzare gli ETF, che consentono agli investitori di negoziare il DJIA come un unico titolo, senza dover acquistare azioni di tutte le 30 società che lo compongono. Un esempio di rilievo è lo SPDR Dow Jones Industrial Average ETF (DIA). I contratti futures sul DJIA permettono ai trader di speculare sul valore futuro dell’indice, mentre le opzioni conferiscono il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere l’indice a un prezzo prestabilito in una data futura. I fondi comuni di investimento consentono agli investitori di acquistare una quota di un portafoglio diversificato di titoli del DJIA, offrendo così un’esposizione all’intero indice.