
Il mercato dell’oro è attualmente al centro di un classico braccio di ferro tra rialzisti e ribassisti. Da un lato, il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi ha ridotto il costo opportunità di detenere oro, offrendo una base per un rimbalzo a breve termine. Dall’altro, le forti aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre, il dollaro statunitense vicino ai minimi, la rotazione dei capitali tra gli asset rischiosi e le sporadiche tensioni geopolitiche stanno limitando, nel complesso, il potenziale rialzista dell’oro.

Il rimbalzo ha mostrato scarsa tenuta. Nelle prime contrattazioni asiatiche di giovedì, l’oro ha azzerato i guadagni di mercoledì, segnalando che la fiducia dei rialzisti resta fragile e che gli operatori preferiscono rimanere alla finestra in attesa dei principali dati economici e della riunione di politica monetaria. L’area intorno ai 4.100 dollari è diventata un importante livello psicologico da monitorare nel breve termine.
Il catalizzatore più diretto del rimbalzo dai minimi di mercoledì è stata la pressione al ribasso sui rendimenti dei Treasury statunitensi. La scorsa settimana, il rendimento del Treasury decennale è sceso di 14,6 punti base, registrando il maggiore calo settimanale degli ultimi otto mesi. Ciò ha suggerito che i timori per l’aumento dei costi di finanziamento delle società legate all’intelligenza artificiale avessero temporaneamente frenato la propensione al rischio, indirizzando i flussi verso i Treasury statunitensi, considerati beni rifugio, e spingendone al ribasso i rendimenti. Per l’oro, il calo dei rendimenti nominali riduce il costo opportunità di detenere un’attività che non corrisponde interessi, accrescendone naturalmente l’attrattiva.
Tuttavia, gli sviluppi sul mercato obbligazionario non sono stati tutti favorevoli. Dopo un’asta di Treasury ventennali da 13 miliardi di dollari, i rendimenti si sono allontanati dai minimi intraday, con il rendimento d’asta risultato superiore alle attese del mercato precedenti all’asta.
La Federal Reserve resta il principale fattore che influenza il sentiment sull’oro nel medio termine. Gli investitori seguono con attenzione la riunione di politica monetaria del 27–28 ottobre e il rapporto statunitense sulle spese per consumi personali (PCE), in uscita la prossima settimana, alla ricerca di indicazioni sul futuro andamento dei tassi di interesse. I mercati si aspettano attualmente un rialzo dei tassi di 25 punti base quest’anno, che potrebbe però arrivare solo a dicembre, mentre la probabilità di un rialzo a ottobre è diminuita nettamente. Nel breve termine, si prevede che l’oro continui a oscillare all’interno di un intervallo, con una tendenza complessiva ancora orientata al ribasso.
I mercati hanno ormai ampiamente accettato uno scenario in cui la Fed mantiene invariati i tassi a ottobre e potrebbe aumentarli a dicembre. Per l’oro, una pausa a ottobre offre una breve tregua, ma la probabilità del 90% di un rialzo dei tassi a dicembre incombe come una spada di Damocle, limitando il rimbalzo. È inoltre improbabile che il presidente della Fed, Warsh, fornisca segnali chiari sulle future mosse di politica monetaria, lasciando ai mercati il compito di cercare indizi nella formulazione del comunicato della riunione e nei dati PCE. Già questa incertezza, da sola, potrebbe scoraggiare i rialzisti sull’oro dall’assumere posizioni aggressive.
Analisi di mercato:
Guardando ai prossimi sviluppi, la formulazione del comunicato di politica monetaria della Fed, i dati PCE statunitensi, l’eventuale prosecuzione del calo dei rendimenti dei Treasury, una possibile discesa dell’indice del dollaro al di sotto del minimo di quasi tre settimane, eventuali progressi decisivi nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina e un’eventuale escalation significativa in Medio Oriente determineranno, nel loro insieme, se l’oro riuscirà a mantenere il supporto intorno ai 4.100 dollari e a salire fino a mettere alla prova i 4.150 dollari, oppure se tornerà sotto pressione per effetto delle aspettative di rialzo dei tassi.
