L’indice del dollaro statunitense scende ai minimi mensili vicino a 101,00 dopo la vittoria dei Democratici su tutti i fronti

  • Il dollaro statunitense arretra a causa della netta vittoria democratica alle elezioni di metà mandato e del calo dei prezzi del petrolio.
  • I solidi dati ADP sulle assunzioni e la costante crescita dei servizi rilevata dall’ISM continuano a sostenere le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed.
  • I mercati scontano una probabilità dell’82% di un rialzo a dicembre, in attesa dei dati chiave sulle richieste di sussidio di disoccupazione e sull’occupazione.

L’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura il valore del dollaro statunitense (USD) rispetto a sei principali valute, amplia le perdite per il secondo giorno consecutivo e tocca il minimo mensile di 101,20 durante la sessione asiatica di giovedì.

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Il biglietto verde ha subito forti pressioni di vendita dopo la netta vittoria dei democratici alle elezioni statunitensi di metà mandato, che ha consegnato loro il controllo di entrambe le camere del Congresso e alimentato i timori di un possibile stallo politico a Washington. Inoltre, le aspettative del mercato di una rapida conclusione del conflitto in Medio Oriente hanno innescato un brusco calo dei prezzi del petrolio, esercitando ulteriori pressioni al ribasso sul biglietto verde.

Tuttavia, il dollaro statunitense potrebbe trovare sostegno nella tenuta dei dati economici nazionali, che ha rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Il rapporto ADP sull’occupazione ha mostrato un aumento di 86.000 posti di lavoro nel settore privato a ottobre, superiore alle attese di 69.000, nonostante il dato di settembre sia stato rivisto al ribasso da 90.000 a 86.000. Nel frattempo, l’indice PMI dei servizi dell’ISM è sceso leggermente da 54,9 a 54,5, appena sotto le previsioni di 54,8, rimanendo però saldamente in territorio di espansione.

Lo strumento FedWatch del CME indica che i mercati scontano una probabilità vicina all’82% di un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre. Gli investitori attendono ora i prossimi indicatori economici chiave, tra cui i dati settimanali sulle richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti, in uscita giovedì, e il rapporto sull’occupazione non agricola (Nonfarm Payrolls, NFP) di venerdì.

Analisi tecnica:

Sul grafico giornaliero, l’indice spot del dollaro si attesta a 101,20. L’indice rimane al di sotto sia della media mobile esponenziale (EMA) a nove periodi sia di quella a 50 periodi, mantenendo un orientamento ribassista nel breve termine, poiché i recenti rimbalzi non sono riusciti a riportarlo al di sopra di queste resistenze dinamiche. L’indice di forza relativa (RSI) a 14 giorni è sceso a circa 43, al di sotto della soglia neutrale di 50, segnalando un indebolimento dello slancio rialzista piuttosto che una vera e propria condizione di ipervenduto.

Al rialzo, la prima resistenza è rafforzata dall’EMA a 50 periodi intorno a 101,27, mentre un’ulteriore pressione di vendita è attesa in corrispondenza dell’EMA a nove periodi, vicino a 101,72; per attenuare la pressione ribassista immediata sarebbe necessaria una chiusura giornaliera al di sopra di quest’ultima. Fino ad allora, il quadro tecnico suggerisce che i rialzi verso queste medie mobili attireranno probabilmente i venditori, lasciando l’indice del dollaro esposto a nuove flessioni finché lo slancio rimarrà debole.

Chart Analysis Dollar Index Spot
Indice del dollaro statunitense: grafico giornaliero

Domande frequenti sul dollaro statunitense

Il dollaro statunitense (USD) è la valuta ufficiale degli Stati Uniti d’America e la valuta «di fatto» di un numero significativo di altri Paesi, dove circola accanto alle banconote locali. È la valuta più scambiata al mondo e rappresenta oltre l’88% del volume complessivo degli scambi sul mercato dei cambi globale, pari a una media di 6.600 miliardi di dollari di transazioni al giorno, secondo i dati del 2022. Dopo la Seconda guerra mondiale, il dollaro statunitense ha sostituito la sterlina britannica come valuta di riserva mondiale. Per gran parte della sua storia, il dollaro statunitense è stato garantito dall’oro, fino all’accordo di Bretton Woods del 1971, quando il sistema aureo è stato abbandonato.

Il principale fattore che incide sul valore del dollaro statunitense è la politica monetaria, definita dalla Federal Reserve (Fed). La Fed ha un duplice mandato: garantire la stabilità dei prezzi, controllando l’inflazione, e favorire la piena occupazione. Il suo strumento principale per conseguire questi due obiettivi è la modifica dei tassi di interesse. Quando i prezzi aumentano troppo rapidamente e l’inflazione supera l’obiettivo del 2% della Fed, la banca centrale alza i tassi, sostenendo il valore del dollaro statunitense. Quando l’inflazione scende al di sotto del 2% o il tasso di disoccupazione è troppo elevato, la Fed può abbassare i tassi di interesse, esercitando pressioni sul biglietto verde.

In situazioni estreme, la Federal Reserve può anche stampare più dollari e attuare un allentamento quantitativo (quantitative easing, QE). Il QE è il processo attraverso il quale la Fed aumenta in misura sostanziale il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato. Si tratta di una misura di politica monetaria non convenzionale, utilizzata quando il credito si è prosciugato perché le banche non sono disposte a concedersi prestiti reciproci per timore di un’insolvenza della controparte. È una soluzione di ultima istanza quando è improbabile che il semplice abbassamento dei tassi di interesse produca il risultato necessario. È stato lo strumento privilegiato dalla Fed per contrastare la stretta creditizia verificatasi durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nella creazione di nuovi dollari da parte della Fed e nel loro utilizzo per acquistare titoli di Stato statunitensi, prevalentemente da istituzioni finanziarie. Il QE porta solitamente a un indebolimento del dollaro statunitense.

La stretta quantitativa (quantitative tightening, QT) è il processo inverso, nel quale la Federal Reserve interrompe gli acquisti di obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste in nuovi acquisti il capitale rimborsato alla scadenza delle obbligazioni che detiene. Di norma ha un effetto positivo sul dollaro statunitense.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)