
Giovedì lo yen si rafforza nei confronti del dollaro, che invece guadagna terreno sulla sterlina, sull’euro e sui dollari neozelandese e australiano. A sostenere lo yen sono stati i verbali della Banca del Giappone (BoJ), interpretati come un segnale a favore di un rialzo dei tassi a dicembre, insieme al calo dei titoli tecnologici statunitensi. USD/JPY è sceso dal massimo di martedì, poco sotto 159,00 e sui livelli più alti da metà ottobre, a poco sopra 157,50.

Il 30 ottobre la BoJ ha mantenuto il tasso all’1,25% con otto voti favorevoli e uno contrario: il membro del consiglio Takata avrebbe preferito l’1,5%. La prossima riunione si terrà il 17 e 18 dicembre. I verbali pubblicati giovedì hanno messo in evidenza questa divergenza, mentre il differenziale rispetto al 3,75%-4,00% della Fed è pari ad almeno due punti e mezzo. Un rialzo della BoJ a dicembre lo ridurrebbe di un quarto di punto percentuale, se la Fed lasciasse i tassi invariati.
Per la Fed, il mercato sconta una probabilità vicina al 70% in vista del 9 dicembre, e la presidente della Fed di Cleveland Hammack, che il 28 ottobre aveva votato a favore di un rialzo, ha dichiarato giovedì che la politica monetaria deve diventare restrittiva. Un rialzo a Washington il 9 dicembre e uno a Tokyo il 18 dicembre lascerebbero il differenziale esattamente invariato. Giovedì sono scesi anche i titoli tecnologici statunitensi, un altro fattore alla base del rafforzamento dello yen.
I dati sulle retribuzioni monetarie dei lavoratori giapponesi relativi a settembre saranno pubblicati giovedì alle 23:30 GMT. Le previsioni indicano un aumento del 3,8% su base annua, come ad agosto. Il governatore della BoJ Ueda interverrà venerdì alle 16:00 GMT. Entrambi gli appuntamenti contribuiranno a orientare la decisione del 17 e 18 dicembre, l’ultima dell’anno per la BoJ.
Per i dati sull’occupazione nei settori non agricoli statunitensi (Nonfarm Payrolls, NFP) di ottobre, in uscita venerdì alle 13:30 GMT, si prevede un aumento di 65.000 unità, dopo le 29.000 di settembre. Il presidente della Fed di New York Williams terrà un discorso alle 09:30 GMT dello stesso giorno. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) di ottobre sarà pubblicato martedì 10 novembre alle 13:30 GMT, con una previsione dello 0,3% dopo lo 0,6%, e contribuirà a orientare la riunione della Fed dell’8 e 9 dicembre.
La coppia è rientrata nell’intervallo 156,00-159,00 in cui si muove da fine settembre, e il massimo di martedì ha segnato l’ultima inversione al ribasso da poco sotto 159,00. La media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni e quella a 200 giorni si trovano entrambe a non più di un quarto di yen da 158,00, e USD/JPY è scambiato appena al di sotto di esse.

Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in generale dall’andamento dell’economia giapponese, ma più nello specifico, tra gli altri fattori, dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori.
Uno dei mandati della Banca del Giappone è il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono fondamentali per lo yen. La BoJ è talvolta intervenuta direttamente sui mercati valutari, in genere per ridurre il valore dello yen, ma evita di farlo spesso per via delle preoccupazioni politiche dei suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultraespansiva della BoJ tra il 2013 e il 2024 ha provocato un deprezzamento dello yen rispetto alle principali valute, a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quella delle altre principali banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultraespansiva ha fornito un certo sostegno allo yen.
Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultraespansiva ha accentuato la divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Federal Reserve statunitense. Ciò ha favorito un ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi e giapponesi, avvantaggiando il dollaro statunitense rispetto allo yen giapponese. La decisione della BoJ del 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultraespansiva, insieme ai tagli dei tassi di interesse da parte di altre importanti banche centrali, sta riducendo questo differenziale.
Lo yen giapponese è spesso considerato un bene rifugio. Ciò significa che, nelle fasi di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a investire nella valuta giapponese in virtù della sua presunta affidabilità e stabilità. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore dello yen rispetto ad altre valute considerate investimenti più rischiosi.