
La Nuova Zelanda vota sabato con il Kiwi tornato sui livelli precedenti al calo del dollaro, sceso al minimo da un mese dopo i risultati delle elezioni statunitensi di metà mandato. NZD/USD è salito sopra 0,5650 giovedì, per poi scendere al minimo di seduta appena sotto 0,5600. Il movimento annulla tutti i guadagni di mercoledì, realizzati a partire dal livello più basso della coppia dal 14 ottobre.

Il 28 ottobre la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) ha mantenuto il tasso al 2,75% con quattro voti favorevoli e tre contrari, indicando come probabile un inasprimento della politica monetaria, senza specificarne la tempistica. All’inizio della settimana il mercato scontava una probabilità di rialzo a dicembre vicina al 75%, scesa sotto il 50% dopo i dati sull’occupazione del terzo trimestre. L’ultimo sondaggio Freshwater assegnava al Partito Laburista il 30,7% e al Partito Nazionale del primo ministro Luxon il 26,4%, con il partito Opportunity al 5,1% nel ruolo di ago della bilancia.
Mercoledì il dollaro è sceso al minimo da un mese dopo che i Democratici hanno conquistato il controllo del Congresso, per poi recuperare parte delle perdite sulla scia dei dati statunitensi di giovedì. Le richieste di sussidio di disoccupazione sono state 189 mila, contro le 196 mila previste, mentre la produttività del terzo trimestre è aumentata del 3,6%, a fronte di una previsione del 2,5%. Il mercato sconta una probabilità vicina al 70% di un rialzo dei tassi della Fed il 9 dicembre; con o senza tale aumento, l’intervallo del 3,75%-4,00% della Fed resta superiore al 2,75% della RBNZ.
Il primo appuntamento sono le elezioni di sabato. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) cinese di ottobre sarà pubblicato lunedì alle 01:30 GMT, dopo il precedente aumento dello 0,9% su base annua. Seguiranno martedì alle 03:00 GMT i dati sul commercio estero, dopo una crescita delle esportazioni del 36,3%. L’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) del settore manifatturiero neozelandese di ottobre è atteso giovedì 12 novembre alle 21:30 GMT, dopo la precedente lettura di 56,5. La prossima decisione della RBNZ sarà accompagnata dalla dichiarazione di politica monetaria di dicembre.
Venerdì alle 13:30 GMT saranno pubblicati i dati di ottobre sull’occupazione non agricola statunitense (Nonfarm Payrolls, NFP), attesi a 65 mila dopo i precedenti 29 mila. Il CPI di ottobre è invece in programma martedì 10 novembre, con una previsione dello 0,3% dopo lo 0,6%. Entrambi i dati contribuiranno alle valutazioni della Fed nella riunione dell’8-9 dicembre, da cui dipende il più elevato dei due tassi di riferimento della coppia.
La coppia ha perso circa quattro quinti del rialzo registrato dal minimo del 14 ottobre, vicino a 0,5550, al massimo del 22 ottobre, intorno a 0,5700. Dalla decisione della RBNZ di lasciare i tassi invariati, il cambio si mantiene sotto la media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni, situata appena sotto 0,5700, mentre l’EMA a 200 giorni si trova appena sotto 0,5800. Dalla fine di ottobre il momentum giornaliero è in calo, dopo essere entrato in territorio di ipercomprato.

Il dollaro neozelandese (NZD), noto anche come Kiwi, è una valuta molto conosciuta e scambiata dagli investitori. Il suo valore dipende in larga misura dallo stato di salute dell’economia neozelandese e dalla politica della banca centrale del Paese. Esistono tuttavia alcune peculiarità che possono influenzare l’andamento del NZD. L’andamento dell’economia cinese tende a incidere sul Kiwi, poiché la Cina è il principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Notizie negative sull’economia cinese possono tradursi in una riduzione delle esportazioni neozelandesi verso il Paese, penalizzando l’economia e, di conseguenza, la valuta. Un altro fattore che influenza il NZD è il prezzo dei prodotti lattiero-caseari, poiché il settore rappresenta la principale voce delle esportazioni neozelandesi. Prezzi elevati dei prodotti lattiero-caseari aumentano i ricavi delle esportazioni, contribuendo positivamente all’economia e quindi al NZD.
La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) mira a raggiungere e mantenere nel medio termine un tasso di inflazione compreso tra l’1% e il 3%, puntando a mantenerlo vicino al valore centrale del 2%. A tal fine, la banca fissa un livello adeguato dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo alta, la RBNZ aumenta i tassi per raffreddare l’economia; questa mossa fa però salire anche i rendimenti obbligazionari, rendendo più interessante per gli investitori investire nel Paese e sostenendo così il NZD. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire il NZD. Anche il cosiddetto differenziale dei tassi, ossia il confronto tra i tassi neozelandesi attuali o attesi e quelli fissati dalla Federal Reserve statunitense, può svolgere un ruolo determinante nell’andamento della coppia NZD/USD.
I dati macroeconomici pubblicati in Nuova Zelanda sono fondamentali per valutare lo stato dell’economia e possono incidere sul valore del dollaro neozelandese (NZD). Un’economia solida, caratterizzata da una crescita sostenuta, bassa disoccupazione e un elevato livello di fiducia, favorisce il NZD. Una forte crescita economica attira investimenti esteri e può incoraggiare la Reserve Bank of New Zealand ad aumentare i tassi di interesse, qualora tale solidità si accompagni a un’inflazione elevata. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che il NZD si deprezzi.
Il dollaro neozelandese (NZD) tende a rafforzarsi nelle fasi di propensione al rischio, ossia quando gli investitori ritengono contenuti i rischi complessivi sui mercati e sono ottimisti sulle prospettive di crescita. Questo tende a favorire prospettive più positive per le materie prime e per le cosiddette «valute legate alle materie prime», come il Kiwi. Al contrario, il NZD tende a indebolirsi nei periodi di turbolenza dei mercati o di incertezza economica, poiché gli investitori tendono a vendere le attività più rischiose e a rifugiarsi in beni rifugio più stabili.