Lo yen giapponese si rafforza: l’inflazione misurata dall’IPC supera l’obiettivo, sostenendo i rialzi dei tassi della BoJ

  • USD/JPY scende bruscamente verso 156,25 nelle prime contrattazioni asiatiche di venerdì.
  • L’inflazione giapponese misurata dal CPI supera l’obiettivo della BoJ per la prima volta quest’anno.
  • Le dichiarazioni dei responsabili della Fed hanno attenuato le aspettative di un rialzo dei tassi nella riunione di politica monetaria di ottobre.

La coppia USD/JPY resta sotto pressione in area 156,25 nelle prime contrattazioni asiatiche di venerdì. Lo yen giapponese (JPY) si rafforza nei confronti del dollaro statunitense (USD) dopo i dati sostenuti sull’inflazione in Giappone. La lettura preliminare dell’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) statunitense di S&P Global sarà pubblicata più tardi venerdì.

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I dati diffusi venerdì dall’Ufficio di statistica del Giappone hanno mostrato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato del 2,1% su base annua a settembre, contro il precedente 1,9%. Nel frattempo, il CPI di fondo, che esclude i prezzi volatili degli alimenti freschi ma include i costi dei carburanti, si è attestato al 2,1% su base annua a settembre. Il dato segue l’aumento dell’1,8% di agosto, rivisto dall’1,7%, ed è risultato in linea con le aspettative del mercato.

Il CPI che esclude sia gli alimenti freschi sia l’energia, seguito attentamente dalla BoJ in quanto indicatore più rappresentativo delle pressioni sui prezzi alimentate dalla domanda, è salito del 2,4% su base annua a settembre, dopo l’aumento del 2,0% di agosto, rivisto dall’1,9%.

Il rapporto ha indicato che a settembre l’inflazione giapponese ha superato l’obiettivo della Banca del Giappone (BoJ) per la prima volta in nove mesi, rafforzando le ragioni a favore di un rialzo dei tassi di interesse nel breve termine e sostenendo lo JPY.

Sul fronte statunitense, le dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve (Fed) hanno segnalato una scarsa urgenza di procedere a un ulteriore inasprimento della politica monetaria. La scorsa settimana il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha espresso ottimismo sulla solidità dell’economia statunitense, senza tuttavia fornire indicazioni sulla necessità o sulle tempistiche di ulteriori rialzi. Secondo il CME FedWatch Tool, gli operatori attribuiscono una probabilità del 92,8% a un rialzo dei tassi della Fed nella riunione di politica monetaria del 27-28 ottobre.

BoJ attesa ferma a ottobre: Standard Chartered segnala toni restrittivi e rischi per lo JPY

Gli analisti di Standard Chartered prevedono che la Banca del Giappone manterrà i tassi invariati nella riunione di fine ottobre, affermando: «Ci aspettiamo che la Banca del Giappone (BoJ) lasci il tasso di riferimento invariato all’1,25% nella riunione del 29-30 ottobre, dopo il rialzo di 25 punti base di settembre». Aggiungono tuttavia: «Ci aspettiamo che i responsabili della politica monetaria mantengano un tono chiaramente restrittivo», mentre il dibattito sul mercato si evolve: «Di conseguenza, il dibattito si sta spostando sempre più dalla questione se la BoJ alzerà nuovamente i tassi a quando avverrà il prossimo rialzo».

Standard Chartered osserva che «sebbene un intervento a dicembre sia ora una possibilità concreta, gennaio 2027 resta il nostro scenario di base per il prossimo rialzo», sottolineando le aspettative di un percorso di inasprimento molto graduale. Allo stesso tempo, la banca sostiene che «la BoJ ha un incentivo a proseguire la normalizzazione della politica monetaria per sostenere i differenziali di rendimento e ridurre il rischio di un nuovo indebolimento dello JPY, soprattutto se la Fed riprenderà l’inasprimento o manterrà un orientamento restrittivo più a lungo del previsto».

Warsh evidenzia il forte aumento degli investimenti e il ruolo dell’IA, ma evita impegni preventivi sulla politica monetaria

Il discorso del presidente della Fed Warsh ottiene un punteggio di 5,6/10 sull’FXS Speechtracker, lievemente inferiore alla media storica di 6,1/10, riflettendo un tono prudente nonostante i commenti positivi sulla crescita strutturale e sul forte aumento degli investimenti. L’osservazione sull’essere «eccessivamente segnati dalla crisi finanziaria globale» evidenzia una persistente avversione al rischio che modera l’ottimismo su produzione, occupazione e inflazione. Al contempo, i ripetuti rifiuti di anticipare le decisioni delle riunioni di ottobre e dicembre mantengono gli operatori sul DOLLARO concentrati su esiti dipendenti dai dati anziché su indicazioni esplicite. L’enfasi posta da Warsh sull’intelligenza artificiale come fattore di stimolo della domanda nel breve termine e sui rischi per la stabilità finanziaria segnala un atteggiamento vigile della politica monetaria nel medio termine, ma offre poche indicazioni aggiuntive per le aspettative immediate sui tassi.

L’FXS Fed Sentiment Index è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, sul livello ancora elevato di 127,51, coerente con un orientamento decisamente restrittivo nonostante il punteggio leggermente più moderato assegnato al discorso dall’FXS Speechtracker. La stabilità dell’indice suggerisce che il mercato abbia considerato le dichiarazioni sostanzialmente in linea con le attuali aspettative di una politica restrittiva, senza nuovi segnali accomodanti abbastanza forti da modificare l’orientamento complessivamente restrittivo.

Chart Analysis USD/JPY


Analisi tecnica: USD/JPY resta frenato da una fitta fascia di resistenze

Sul grafico giornaliero, USD/JPY prolunga la fase correttiva dopo aver recentemente toccato un massimo sopra 160. La coppia si trova ora al di sotto di una fitta fascia di resistenze, con il prezzo inferiore alla banda di Bollinger inferiore a 20 giorni, alla banda centrale e a quella superiore, mentre la media mobile semplice (SMA) a 100 giorni limita la tendenza più ampia. L’indice di forza relativa (RSI), a 38,20, è sceso sotto la linea neutrale di 50, suggerendo che la pressione ribassista continui a prevalere nonostante la coppia abbia già parzialmente riassorbito la condizione di ipercomprato.

Al rialzo, la prima resistenza coincide con la banda di Bollinger inferiore a 20 giorni a 156,75, seguita dalla linea centrale delle bande di Bollinger a 157,85, che rappresenta il successivo ostacolo a una ripresa. Più in alto, la banda di Bollinger superiore a 159,00 e la SMA a 100 giorni a 159,35 formano una più ampia area di offerta che dovrebbe essere superata per attenuare l’attuale orientamento ribassista. In assenza di livelli di supporto tecnico vicini al di sotto di 156,38 nei dati disponibili, un ulteriore calo lascerebbe la coppia alla ricerca di nuove zone di domanda sul grafico.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sullo yen giapponese

Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in linea generale dall’andamento dell’economia giapponese, ma più nello specifico dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori, tra gli altri fattori.

Uno dei mandati della Banca del Giappone è il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono fondamentali per lo yen. La BoJ è talvolta intervenuta direttamente sui mercati valutari, generalmente per ridurre il valore dello yen, sebbene eviti di farlo spesso per le preoccupazioni di natura politica dei suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultra-accomodante della BoJ tra il 2013 e il 2024 ha causato un deprezzamento dello yen rispetto alle principali altre valute, a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quella delle altre maggiori banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultra-accomodante ha offerto un certo sostegno allo yen.

Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultra-accomodante ha determinato una crescente divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Federal Reserve statunitense. Ciò ha favorito un ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi e giapponesi, sostenendo il dollaro statunitense rispetto allo yen giapponese. La decisione della BoJ nel 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultra-accomodante, insieme ai tagli dei tassi di interesse da parte delle altre principali banche centrali, sta riducendo questo differenziale.

Lo yen giapponese è spesso considerato un bene rifugio. Ciò significa che, nelle fasi di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a destinare il proprio denaro alla valuta giapponese, in virtù della sua presunta affidabilità e stabilità. Nei periodi di turbolenza, lo yen tende a rafforzarsi rispetto alle altre valute ritenute più rischiose come investimento.