L’oro scende verso i 4.000 dollari: il solido PIL statunitense alimenta le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed

  • L’oro perde oltre l’1% a 4.019 dollari, interrompendo una serie di tre sedute consecutive di rialzi.
  • La crescita del PIL statunitense accelera al 3,4% nel terzo trimestre, mentre l’inflazione PCE core raggiunge il 3,1% a settembre.
  • La probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre resta elevata, all’81%, nonostante il recente adeguamento delle aspettative di mercato.

Giovedì l’oro (XAU/USD) cede oltre l’1% dopo che una serie di dati economici statunitensi ha rafforzato le ragioni a favore di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) nella riunione del 9 dicembre. Al momento della stesura, XAU/USD scambia a 4.019 dollari, dopo aver toccato un massimo di 4.069 dollari.

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XAU/USD in forte calo: la tenuta della crescita e l’inflazione elevata rafforzano le attese di una stretta a dicembre

Il dollaro statunitense amplia le perdite, con l’indice del dollaro USA (DXY), che ne misura l’andamento rispetto a sei valute concorrenti, in calo dello 0,18% a 101,96. A innescare il movimento sono state la decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi e l’assenza, mercoledì, di indicazioni sulle prossime mosse di politica monetaria da parte del presidente della Fed Kevin Warsh.

Dopo la decisione, i mercati monetari scontavano una probabilità dell’84% di un rialzo dei tassi di 25 punti base. Da allora tale probabilità è scesa all’81%, secondo Prime Terminal.

Le quotazioni dell’oro sono salite fino a 4.035 dollari, per poi invertire la rotta e tornare sui livelli attuali alla pubblicazione dei dati statunitensi. Nel terzo trimestre il prodotto interno lordo (PIL) è cresciuto del 3,4% su base annua, oltre le previsioni del 3,2% e in accelerazione rispetto al 2,2% del trimestre precedente. Inoltre, l’indicatore dell’inflazione privilegiato dalla Fed, l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali al netto delle componenti volatili (PCE core), è salito al 3,1% su base annua, come previsto, segnalando che la Fed ha ancora del lavoro da fare per adempiere al proprio mandato di stabilità dei prezzi.

Oltre ai dati sulla crescita economica e sull’inflazione, anche il mercato del lavoro mostra una buona tenuta: le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione nella settimana terminata il 24 ottobre sono scese da 195.000 a 194.000, al di sotto delle 199.000 previste.

Le tensioni in Medio Oriente si sono attenuate dopo che il vicepresidente statunitense JD Vance ha cercato di rilanciare i negoziati di pace scrivendo a Mohsen Rezaei, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. Nonostante il lieve calo dei prezzi del petrolio, l’oro non è riuscito a recuperare, penalizzato dalle aspettative di tassi di interesse più elevati.

Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è stabile al 4,999%, dopo aver toccato un minimo del 4,949%. Questo fattore, insieme all’incertezza sull’esito delle elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre, mantiene stabili le quotazioni dell’oro.

La prossima settimana il calendario prevede gli indici PMI manifatturiero e dei servizi dell’ISM, gli ordini alle fabbriche, l’indagine JOLTS, le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione e i dati di ottobre sull’occupazione nei settori non agricoli.

Prospettive tecniche XAU/USD: discesa verso 4.000 dollari, con i venditori che puntano al minimo da inizio anno sotto 3.970 dollari

L’andamento del prezzo dell’oro evidenzia il predominio dei venditori: XAU/USD scende sotto il minimo di mercoledì di 4.025 dollari e si prepara a mettere alla prova il minimo della scorsa settimana di 3.975 dollari qualora l’oro scendesse sotto quota 4.000 dollari. Il momentum favorisce ulteriori ribassi, mentre l’indice di forza relativa (RSI) si muove al ribasso verso la zona di ipervenduto.

D’altro canto, gli acquirenti possono riprendere in parte il controllo se l’oro supera quota 4.100 dollari. Una volta oltrepassata questa soglia, il livello successivo è 4.200 dollari, seguito dalle medie mobili semplici (SMA) a 100 e 50 giorni, rispettivamente a 4.217 e 4.269 dollari.

Grafico giornaliero dell’oro

Domande frequenti sull’oro

L’oro ha svolto un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità, essendo stato ampiamente utilizzato come riserva di valore e mezzo di scambio. Oggi, oltre che per la sua lucentezza e per l’impiego in gioielleria, il metallo prezioso è ampiamente apprezzato come bene rifugio, ossia è considerato un buon investimento nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre comunemente considerato uno strumento di copertura contro l’inflazione e il deprezzamento delle valute, poiché non dipende da alcun emittente o governo specifico.

Le banche centrali sono i maggiori detentori di oro. Per sostenere le proprie valute nei periodi di turbolenza, tendono a diversificare le riserve e ad acquistare oro per rafforzare la percezione di solidità dell’economia e della moneta. Riserve auree elevate possono contribuire ad accrescere la fiducia nella solvibilità di un Paese. Secondo i dati del World Gold Council, nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto alle proprie riserve 1.136 tonnellate d’oro, per un valore di circa 70 miliardi di dollari. Si tratta del volume annuo di acquisti più elevato dall’inizio delle rilevazioni. Le banche centrali di economie emergenti come Cina, India e Turchia stanno aumentando rapidamente le proprie riserve auree.

L’oro presenta una correlazione inversa con il dollaro statunitense e i Treasury USA, entrambi importanti attività di riserva e beni rifugio. Quando il dollaro si deprezza, l’oro tende a salire, consentendo agli investitori e alle banche centrali di diversificare le proprie attività nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre inversamente correlato alle attività rischiose. Un rialzo del mercato azionario tende a indebolire il prezzo dell’oro, mentre le ondate di vendite sui mercati più rischiosi tendono a favorire il metallo prezioso.

Il prezzo può variare per un’ampia gamma di fattori. L’instabilità geopolitica o i timori di una profonda recessione possono far salire rapidamente il prezzo dell’oro grazie al suo ruolo di bene rifugio. Essendo un’attività che non offre rendimento, l’oro tende a salire quando i tassi di interesse scendono, mentre un costo del denaro più elevato solitamente penalizza il metallo giallo. Tuttavia, la maggior parte dei movimenti dipende dall’andamento del dollaro statunitense (USD), poiché l’oro è quotato in dollari (XAU/USD). Un dollaro forte tende a contenere il prezzo dell’oro, mentre un dollaro più debole tende a spingerlo al rialzo.