Forex oggi: e se la BCE…?

Il dollaro statunitense (USD) è tornato sotto pressione al ribasso mercoledì, mentre gli investitori continuavano a valutare gli esiti dell’ultima riunione del FOMC e l’andamento contrastato dei rendimenti dei Treasury statunitensi lungo la curva.

L’indice del dollaro statunitense (DXY) ha interrotto una serie positiva di tre giorni, tornando sotto pressione per le vendite e riportandosi nei pressi dell’area di supporto a 102,00. Sono attese le consuete richieste iniziali settimanali di sussidio di disoccupazione, insieme ai dati PCE, al reddito e alla spesa personali e alla stima preliminare del tasso di crescita del PIL del terzo trimestre.

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EUR/USD ha ritrovato il segno positivo, interrompendo cinque ribassi giornalieri consecutivi e mettendo alla prova l’area di 1,1170. Si riunisce la BCE, che dovrebbe mantenere invariato il tasso di riferimento. È inoltre prevista la lettura definitiva dell’indice di fiducia dei consumatori dell’area euro.

GBP/USD ha registrato modesti guadagni, tornando a testare l’area di 1,3340 dopo una netta inversione di rotta dai nuovi minimi degli ultimi giorni, in prossimità di 1,3270. Sono attesi i dati della Banca d’Inghilterra (BoE) sul credito al consumo, insieme a quelli sulle approvazioni e sulle erogazioni di mutui, sulla massa monetaria M4 e sui prestiti netti ai privati.

USD/JPY non è riuscito a proseguire la corsa rialzista oltre l’importante ostacolo a 158,00, chiudendo infine la giornata vicino a 157,80 e in lieve ribasso. Sono attesi i consueti dati settimanali sugli investimenti in obbligazioni estere, insieme alla lettura della fiducia dei consumatori.

AUD/USD ha guadagnato ulteriore terreno, toccando nuovi massimi di cinque settimane e mettendo alla prova la cruciale media mobile semplice (SMA) a 200 giorni, intorno a 0,7060. I prezzi delle esportazioni e delle importazioni saranno gli unici dati in calendario in Australia.

I futures sul WTI con la scadenza più vicina (contratto di dicembre) hanno ripreso slancio al rialzo, balzando sui massimi settimanali oltre la soglia di 103,00 dollari al barile, mentre gli operatori valutavano i rinnovati timori per l’offerta in Medio Oriente.

L’oro ha ripreso a scendere dopo due rialzi giornalieri consecutivi, scambiando a breve distanza dalla soglia di 4.000 dollari per oncia troy, sulla scia dell’aumento dei prezzi del greggio e di un discreto rialzo dei rendimenti dei Treasury statunitensi su tutte le scadenze.