【Riepilogo finanziario TMGM】L’inflazione USA resta ostinatamente elevata, l’oro perde oltre l’1%, ma rialzisti e ribassisti rimangono in equilibrio!

Giovedì il mercato globale dell’oro ha subito forti pressioni di vendita. L’oro spot ha registrato un netto calo dell’1,2%, avviandosi potenzialmente verso il secondo ribasso mensile consecutivo. In apparenza, si trattava di un’ondata di vendite a senso unico innescata dai dati sull’inflazione, ma l’equilibrio delle forze in gioco sul mercato era ben più complesso. L’inflazione statunitense persistentemente elevata ha rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, costituendo il principale fattore ribassista per l’oro. Nel frattempo, il calo simultaneo dell’indice del dollaro USA e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, insieme alla chiusura in ribasso delle quotazioni internazionali del petrolio dopo una seduta volatile, ha offerto all’oro un certo sostegno, attenuando le pressioni. In questo momento cruciale, il confronto tra rialzisti e ribassisti si fa particolarmente evidente.  

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L’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), pubblicato giovedì, ha segnato una svolta nel sentiment di mercato. I dati del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti hanno mostrato che a settembre l’indice PCE è salito dello 0,5% su base mensile, rispetto allo 0,3% di agosto, mentre l’incremento su base annua ha accelerato dal 3,4% al 3,6%. Essendo la misura dell’inflazione privilegiata dalla Fed, il dato ha indicato chiaramente una nuova intensificazione delle pressioni sui prezzi verso la fine del trimestre. In particolare, l’aumento dei prezzi della benzina e di altri beni ha spinto direttamente al rialzo l’indice complessivo. La reazione del mercato è stata rapida e immediata. Dopo la pubblicazione del PCE, gli investitori hanno rapidamente aumentato le scommesse su un rialzo dei tassi a dicembre, mantenendo sotto pressione l’oro, che non corrisponde interessi.  

Le prospettive di un’inflazione persistentemente superiore all’obiettivo della Fed rappresentano attualmente il principale fattore di pressione sull’oro, e il rapporto sul PCE non ha contribuito ad attenuare questi timori. Tassi d’interesse più elevati aumentano il costo opportunità di detenere oro fisico, favorendo i flussi di capitale verso attività che generano un rendimento.  

Nel frattempo, i dati sul PIL del terzo trimestre, pubblicati contestualmente, hanno ulteriormente rafforzato le ragioni a favore di un possibile intervento della Fed. Nel terzo trimestre l’economia statunitense è cresciuta del 3,4% su base trimestrale annualizzata, superando le attese del mercato del 3,2% e registrando il ritmo di espansione più rapido dell’ultimo anno. I due principali motori della crescita sono stati la robusta spesa per consumi e gli ingenti investimenti delle imprese in apparecchiature legate all’intelligenza artificiale.  

Gli investitori seguono con attenzione le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti del 3 novembre. I risultati potrebbero avere implicazioni di ampia portata per la politica fiscale, la spesa pubblica e il sentiment generale del mercato. Nel frattempo, la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d’interesse, ma ha avvertito dei rischi inflazionistici derivanti dal forte aumento dei costi energetici, ponendo le basi per una possibile divergenza tra le politiche monetarie a livello globale.  

Analisi di mercato:  

Con le quotazioni dell’oro sotto pressione da due mesi consecutivi, la tenuta della soglia tonda dei 4.000 dollari avrà una notevole rilevanza psicologica. Se l’oro riuscirà a difendere quest’area nonostante le forti pressioni dell’inflazione e delle aspettative di rialzo dei tassi, stabilizzandosi gradualmente grazie al sostegno di un dollaro più debole, di rendimenti dei Treasury più bassi e di quotazioni petrolifere in calo, i rialzisti potrebbero ancora avere l’opportunità di riorganizzarsi per una nuova avanzata. Al contrario, se la probabilità di un rialzo dei tassi dovesse aumentare ulteriormente e l’attenuarsi dei rischi geopolitici dovesse ridurre la domanda di beni rifugio, l’oro potrebbe continuare a mettere alla prova livelli di supporto inferiori.