
La ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha dichiarato lunedì che la dichiarazione congiunta sui cambi con gli Stati Uniti resta valida e che il governo interverrà contro i movimenti disordinati del mercato.
Ci impegneremo a stimare con precisione le entrate fiscali, garantendo maggiore trasparenza.
La dichiarazione congiunta sui cambi con gli Stati Uniti resta valida; interverremo contro i movimenti disordinati del mercato.
Non intendo commentare livelli specifici dei cambi.
La premier Takaichi afferma che la sottovalutazione dello yen pone dei problemi.
È fondamentale mantenere stabili i mercati valutari.
I livelli attuali non sono né positivi né negativi.
Le condizioni sono migliorate rispetto al passato.
Occorre evitare fluttuazioni caotiche.

Al momento della stesura, la coppia USD/JPY è in rialzo dello 0,14% nella giornata, a 157,80.
Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in larga misura dall’andamento dell’economia giapponese, ma più nello specifico dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori, tra gli altri fattori.
Tra i compiti della Banca del Giappone rientra il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono fondamentali per lo yen. In alcune occasioni la BoJ è intervenuta direttamente sui mercati valutari, generalmente per ridurre il valore dello yen, anche se evita di farlo spesso per ragioni politiche legate ai suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultraespansiva della BoJ tra il 2013 e il 2024 ha causato un deprezzamento dello yen rispetto alle altre principali valute, a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quelle delle altre maggiori banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultraespansiva ha fornito un certo sostegno allo yen.
Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultraespansiva ha determinato una crescente divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Federal Reserve statunitense. Ciò ha contribuito ad ampliare il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi e giapponesi, favorendo il dollaro statunitense rispetto allo yen giapponese. La decisione della BoJ del 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultraespansiva, unita ai tagli dei tassi di interesse da parte delle altre principali banche centrali, sta riducendo questo differenziale.
Lo yen giapponese è spesso considerato un bene rifugio. Ciò significa che, nelle fasi di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a investire nella valuta giapponese per la sua presunta affidabilità e stabilità. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore dello yen rispetto ad altre valute considerate investimenti più rischiosi.