
L’euro (EUR) è in bilico tra i rischi per i conti pubblici francesi e una Federal Reserve (Fed) ferma sulla propria linea. Brown Brothers Harriman (BBH) avverte che l’ampliamento degli spread di rendimento tra Francia e Germania — già a 175 punti base, vicino al record registrato durante la crisi del 2011 — potrebbe trascinare EUR/USD a 1,1000, prendendo come riferimento le turbolenze sul bilancio italiano del 2018. ING, dal canto suo, osserva che EUR/USD continua a mostrare una notevole tenuta nonostante il rincaro dell’energia e la crisi irrisolta del bilancio francese, attribuendo questa resilienza alla graduale riduzione delle ingenti posizioni concentrate nel settore tecnologico statunitense e nel dollaro USA (USD). Commerzbank aggiunge una prospettiva di più lungo periodo: la spinta del capo economista della BCE, Philip Lane, per un maggiore ruolo globale dell’euro, che Thu Lan Nguyen accoglie favorevolmente come fattore di rafforzamento della trasmissione monetaria — sottolineando però che non garantisce la stabilità dei prezzi.


Elias Haddad di BBH individua nel deterioramento dei conti pubblici francesi il principale rischio per l’euro. Il premio di rendimento dei titoli di Stato francesi decennali rispetto a quelli tedeschi si attesta a 175 punti base, avvicinandosi al massimo storico del 2011, pari a circa 190 punti base. Haddad avverte che, seguendo lo schema della crisi italiana del 2018, lo spread potrebbe ampliarsi fino a circa 250 punti base e trascinare EUR/USD a 1,1000. Le differenze, tuttavia, contano: l’ampliamento registrato finora in Francia è di poco superiore alla metà del picco italiano del 2018, i timori di un’uscita dall’euro sono oggi contenuti (l’indice Sentix sul rischio di disgregazione dell’euro era al 2,4% a settembre, contro circa il 13% durante la crisi italiana) e il Transmission Protection Instrument della BCE — che consente di acquistare titoli di Stato subordinatamente a verifiche sui conti pubblici — riduce il rischio di contagio. Le elezioni presidenziali francesi del 2027 potrebbero rappresentare una svolta, ma solo se porteranno a una riduzione credibile del deficit.
«Il premio di rendimento dei titoli di Stato francesi decennali rispetto a quelli tedeschi è aumentato di oltre 100 punti base dalla fine di febbraio, raggiungendo 175 punti base e avvicinandosi al massimo storico del 2011, pari a circa 190 punti base. Se la crisi del bilancio italiano del 2018 può servire da riferimento, lo spread potrebbe ampliarsi fino a circa 250 punti base e trascinare EUR/USD a 1,1000».
In vista delle riunioni della BCE e della Fed della prossima settimana, Thu Lan Nguyen di Commerzbank esamina la tesi del capo economista della BCE, Philip Lane, secondo cui un uso internazionale più ampio della moneta unica potrebbe aiutare la BCE ad adempiere al proprio mandato di stabilità dei prezzi — la politica monetaria influenzerebbe sempre più la domanda estera, amplificando il proprio impatto, mentre un maggiore utilizzo dell’euro come valuta di fatturazione potrebbe ridurre la trasmissione delle variazioni dei tassi di cambio ai prezzi e rendere l’area euro meno vulnerabile agli shock esterni. Il punto centrale è però la cautela di Nguyen: l’inflazione è determinata da molti altri fattori, tra cui la struttura dell’economia, la politica di bilancio e gli shock esterni; pertanto, un meccanismo di trasmissione più efficace non può, da solo, salvaguardare la credibilità.
«Un ruolo più forte dell’euro nel sistema finanziario globale può migliorare la trasmissione della politica monetaria, ma non è certo una panacea per la stabilità dei prezzi o la credibilità della politica monetaria».
Chris Turner di ING sostiene che, al momento, il principale fattore trainante del mercato non sia la politica francese, bensì le ingenti posizioni concentrate nel settore tecnologico statunitense e nel dollaro USA, che vengono gradualmente ridotte — il che spiega perché EUR/USD mostri una tenuta piuttosto buona nonostante il rincaro dell’energia e la crisi irrisolta del bilancio francese. La banca mantiene una posizione netta: nelle ultime settimane le aspettative di un ulteriore inasprimento della Fed sono rimaste saldamente ancorate a circa +75 punti base e potrebbero restare tali nei prossimi mesi, sostenendo il dollaro USA e limitando il potenziale di rialzo dell’euro. Una flessione del settore tecnologico che induca una revisione delle aspettative in senso accomodante sul tratto a breve della curva potrebbe innescare una correzione più ampia del dollaro USA — il superamento di 1,1270/75 potrebbe aprire la strada a 1,1340/50, anche se Turner sottolinea: «non inseguiremmo il rialzo». La previsione di ING per EUR/USD a un mese si attesta a 1,13.
«È probabile che gli operatori del mercato dei cambi tengano ora sotto stretta osservazione il tratto a breve della curva statunitense. Nelle ultime settimane le aspettative di un ulteriore inasprimento della Fed sono rimaste saldamente ancorate a circa +75 punti base. Riteniamo che questa situazione possa protrarsi nei prossimi mesi e che il dollaro possa mantenersi forte».
Tutte e tre le banche concordano sul fatto che il destino dell’euro nel breve periodo si stia decidendo al di fuori dei mercati valutari, ma attribuiscono un peso diverso ai fattori in gioco. BBH individua il rischio ribassista più evidente: se gli spread francesi si ampliassero verso livelli paragonabili a quelli italiani del 2018 (250 punti base), la discesa di EUR/USD verso 1,1000 accelererebbe, con le elezioni francesi del 2027 come unica soluzione credibile a medio termine. ING condivide la valutazione di un potenziale di rialzo limitato, ma dal punto di vista del posizionamento — con le aspettative di inasprimento della Fed saldamente ancorate a circa +75 punti base, EUR/USD ha margini di rialzo contenuti (previsione a un mese a 1,13), mentre una correzione del dollaro USA innescata dal settore tecnologico rappresenta il rischio di coda che potrebbe aprire la strada a 1,1340/50. Commerzbank si distingue per l’approccio strutturale: un maggiore ruolo globale dell’euro potrebbe rafforzare la trasmissione monetaria — un fattore moderatamente positivo nel lungo periodo —, ma Nguyen rifiuta di considerarlo una garanzia di stabilità dei prezzi o di credibilità della politica dei tassi.
La direzione dell’euro nel breve periodo dipende da quale dinamica prevarrà tra l’ampliamento degli spread francesi e una potenziale revisione delle aspettative sui tassi statunitensi. Se il premio francese salisse oltre 175 punti base, avvicinandosi ai circa 250 punti base dello scenario italiano del 2018, l’obiettivo di BBH a 1,1000 diventerebbe lo scenario di rischio per EUR/USD. Lo scenario di base di ING vede l’euro contenuto a 1,13 finché l’inasprimento della Fed resterà saldamente incorporato nei prezzi, mentre un’eventuale correzione del dollaro USA guidata dal settore tecnologico aprirebbe la strada a 1,1340/50 — senza però offrire un’occasione per cui valga la pena inseguire il rialzo. Per avere conferma dell’una o dell’altra direzione, occorre monitorare lo spread tra Francia e Germania, le riunioni della BCE e della Fed della prossima settimana e l’indice Sentix sul rischio di disgregazione dell’euro; inoltre, come ricorda Commerzbank, anche un euro più rilevante a livello globale non può sostituirsi ai fattori strutturali e di bilancio che, in ultima analisi, determinano l’esito della lotta della BCE contro l’inflazione.
(Questo articolo è stato creato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e revisionato da un redattore. Scopri di più.)