
La coppia EUR/USD perde terreno e si porta vicino a 1,1215 nelle prime battute della sessione asiatica di venerdì, sotto la pressione di un clima di cautela. Tuttavia, il potenziale ribasso della coppia potrebbe essere limitato dall’orientamento restrittivo della Banca centrale europea (BCE). L’attenzione è tutta rivolta ai dati statunitensi sull’occupazione di settembre, in programma più tardi nella giornata di venerdì.

Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della BCE, ha dichiarato martedì che la banca centrale probabilmente aumenterà il costo del denaro il mese prossimo a causa del peggioramento delle prospettive sull’inflazione. Nel frattempo, Klaas Knot, anch’egli membro del Consiglio direttivo della BCE, ha affermato che la banca centrale dovrà probabilmente mantenere un orientamento restrittivo e restare vigile sugli shock inflazionistici. Gli economisti prevedono un ultimo intervento sui tassi il mese prossimo, mentre i mercati si aspettano che la stretta prosegua oltre, fino al 2027.
Il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi potrebbe pesare sul dollaro e favorire la principale coppia valutaria. Il rendimento biennale, più sensibile alle aspettative sui tassi di interesse, è sceso di circa 10 punti base nella notte, al 4,47%.
Il movimento delle obbligazioni ha riflesso anche una revisione delle aspettative sulla Federal Reserve (Fed): secondo lo strumento FedWatch del CME, i futures sui Fed funds hanno ridimensionato la probabilità di un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base a dicembre a circa il 70%, da oltre il 70,9% di giovedì.
Gli operatori cercheranno ulteriori indicazioni nei dati statunitensi sull’occupazione di venerdì per valutare la traiettoria dei tassi della Fed. Gli economisti prevedono che i dati sugli occupati nei settori non agricoli (Nonfarm Payrolls, NFP) mostrino un aumento di 65.000 posti di lavoro a settembre, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere invariato al 4,2% nello stesso periodo.
«I dati recenti suggeriscono un miglioramento del mercato del lavoro e ci aspettiamo che questa tendenza prosegua anche con questo rapporto», hanno dichiarato gli analisti di MUFG, riferendosi ai dati sugli occupati nei settori non agricoli.
Gli analisti di Deutsche Bank osservano che un calendario di dati relativamente scarno ha comunque fornito un segnale importante sulla dinamica dei prezzi, con la pubblicazione della stima preliminare dell’indice dei prezzi al consumo (IPC) dell’area euro per ottobre. Sottolineano che il dato «è risultato in linea con le attese del consenso, con l’inflazione complessiva salita al massimo degli ultimi tre anni al +4,0% a ottobre, mentre l’inflazione di fondo è rimasta al +2,5%». A loro avviso, ciò è stato accompagnato da una marcata revisione delle aspettative di inflazione a breve termine, poiché «questo ha determinato un forte calo delle aspettative di inflazione, con lo swap sull’inflazione in euro a un anno (-25,9 punti base) sceso al minimo di due mesi del 3,10%, mentre lo swap sull’inflazione statunitense a un anno (-24,9 punti base) ha toccato il minimo di due mesi del 2,16%».
Sul fronte dei tassi, Deutsche Bank sottolinea che il movimento degli swap sull’inflazione ha coinciso con un forte rialzo dei titoli di Stato europei. Gli analisti riferiscono che «i rendimenti dei Bund decennali (-5,8 punti base) sono scesi al 3,27%, mentre quelli degli OAT decennali (-17,6 punti base) hanno registrato il maggiore calo giornaliero da aprile, scendendo al 4,77%». Questa compressione si è trasmessa anche allo spread tra i titoli dei Paesi centrali e quelli periferici, con la banca che osserva come «ciò abbia anche ridotto lo spread decennale franco-tedesco di 11,8 punti base, a 150 punti base, segnando il livello più basso delle ultime due settimane».
Il discorso della presidente della BCE Lagarde ottiene un punteggio di 6,2/10 su FXS Speechtracker, leggermente superiore alla media storica di 5,6/10, indicando un tono lievemente più incisivo e restrittivo. L’enfasi sul fatto che sia «ancora necessario utilizzare gli strumenti per evitare che l’inflazione sfugga al controllo» e sulla difficoltà di distinguere gli effetti dei diversi shock suggerisce che la BCE resti orientata a mantenere una politica restrittiva, nonostante la persistente incertezza sulle dinamiche di domanda e offerta.
Le osservazioni secondo cui è improbabile che i dazi statunitensi vengano rivisti rapidamente e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti potrebbero incidere sul commercio solo nel tempo sottolineano un atteggiamento prudente nei confronti dei rischi esterni, con potenziali implicazioni per l’euro attraverso i canali della crescita e degli scambi commerciali. Il riferimento allo shock energetico e all’intelligenza artificiale, che agiscono in direzioni opposte, evidenzia un contesto complesso in cui la BCE manterrà probabilmente alta la vigilanza, rafforzando una lieve propensione al rialzo dell’euro mentre i mercati scontano una determinazione duratura nella lotta all’inflazione.
Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene un’impostazione ribassista nel breve termine, poiché il prezzo a pronti resta frenato al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni. Il prezzo si colloca appena sotto la banda superiore di Bollinger, suggerendo la presenza di pressioni che limitano il rialzo, mentre si mantiene sopra la banda centrale di Bollinger, che ora funge da primo supporto. L’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, a 46,7, rimane sotto la linea mediana, segnalando uno slancio rialzista contenuto e rafforzando l’ipotesi di un recupero ancora limitato dalla pressione di vendita sui livelli superiori.
Al rialzo, la resistenza immediata si trova in corrispondenza della banda superiore di Bollinger, intorno a 1,1260, seguita da un ostacolo più significativo sulla SMA a 100 giorni, vicino a 1,1415. Al ribasso, il primo supporto è individuato sulla banda centrale di Bollinger a 1,1195, prima di un’ulteriore zona di sostegno in corrispondenza della banda inferiore di Bollinger, intorno a 1,1130, dove i venditori potrebbero fermarsi prima di tentare nuovi minimi.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 rappresentava il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di scambi superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo e rappresenta circa il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.
I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, obbliga la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che desiderano impiegare i propri capitali.
I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono influire sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia forte favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.
Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni di esportazione molto richiesti, la sua valuta acquista valore per il solo effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.