Previsioni EUR/USD: scende sotto 1,1200, con orientamento ribassista al di sotto di una resistenza tecnica chiave

  • EUR/USD si indebolisce verso 1,1195 nelle prime ore della sessione europea di venerdì.
  • La coppia mantiene una prospettiva negativa al di sotto della SMA a 100 giorni, con un momentum ribassista dell’RSI.
  • La resistenza immediata da monitorare è a 1,1255; il primo obiettivo al ribasso si trova a 1,1132.

La coppia EUR/USD scambia in calo intorno a 1,1195 nelle prime ore di contrattazione europee di venerdì. Nel corso della giornata i mercati potrebbero assumere un atteggiamento prudente in attesa dei dati sulla produzione industriale tedesca, sulle vendite al dettaglio dell’Eurozona e sull’occupazione statunitense, tutti in pubblicazione più tardi venerdì.

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I flussi verso i beni rifugio, in seguito a un’ondata di vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale a livello mondiale, potrebbero offrire un certo sostegno al dollaro statunitense (USD) nei confronti dell’euro (EUR). «Il dollaro sta ricevendo un certo sostegno dalla domanda di beni rifugio», ha dichiarato Dilin Wu, stratega della ricerca presso Pepperstone.

Tuttavia, la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti spinge gli operatori a ridurre le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi della Fed. Secondo lo strumento FedWatch del CME, i futures sui Fed funds indicano che la probabilità di un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base a dicembre è scesa a circa il 70,9%, da oltre l’82,7% di mercoledì.

I dati sull’occupazione statunitense saranno al centro dell’attenzione venerdì, poiché potrebbero offrire indicazioni sul percorso dei tassi della Fed. Per settembre si prevede un aumento di 65.000 posti di lavoro nei settori non agricoli statunitensi (Nonfarm Payrolls, NFP). Il tasso di disoccupazione, invece, dovrebbe rimanere invariato al 4,2% nello stesso periodo.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona ancorano gli swap mentre i rendimenti dell’area arretrano

Gli analisti di Deutsche Bank osservano che la seduta di ieri è stata povera di dati, «anche se è stata pubblicata la stima preliminare dell’indice dei prezzi al consumo dell’area euro per ottobre». Sottolineano che il dato «è risultato in linea con le attese del consenso, con l’inflazione complessiva salita al massimo degli ultimi 3 anni, al +4,0% in ottobre, mentre l’inflazione di fondo è rimasta al +2,5%». Sul fronte dei tassi, Deutsche Bank evidenzia che «i rendimenti dei Bund decennali (-5,8 punti base) sono scesi al 3,27%, mentre quelli degli OAT decennali (-17,6 punti base) hanno registrato il maggiore calo giornaliero da aprile, scendendo al 4,77%». Questo movimento «ha inoltre ridotto lo spread decennale franco-tedesco di 11,8 punti base, portandolo a 150 punti base, il livello più basso delle ultime due settimane». In questo contesto, gli analisti sottolineano che «ciò ha determinato un forte calo delle aspettative di inflazione, con lo swap sull’inflazione in euro a 1 anno (-25,9 punti base) sceso al minimo di due mesi del 3,10%, mentre lo swap sull’inflazione statunitense a 1 anno (-24,9 punti base) ha toccato un minimo di due mesi del 2,16%».

Lagarde segnala rischi persistenti per l’inflazione e incertezza sui dazi

Il discorso della presidente della BCE Lagarde ottiene un punteggio di 6,2/10 su FXS Speechtracker, lievemente superiore alla media storica di 5,6/10, segnalando un tono leggermente più restrittivo. L’enfasi sul fatto che sia «ancora necessario ricorrere agli strumenti per evitare che l’inflazione sfugga al controllo» e sulla difficoltà di distinguere gli shock dal lato dell’offerta da quelli dal lato della domanda indica che la Banca centrale europea rimane prudente rispetto a un allentamento monetario, offrendo nel complesso un lieve sostegno all’euro.

Le osservazioni di Lagarde, secondo cui è improbabile che i dazi statunitensi vengano rivisti rapidamente e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti potrebbero incidere sui dazi solo nel tempo, evidenziano il persistere di incertezze sul commercio e sulla crescita, frenando eventuali forti reazioni rialziste dell’euro. Il riferimento allo shock energetico e all’intelligenza artificiale, che agiscono in direzioni opposte, sottolinea la complessità del quadro macroeconomico e suggerisce che la BCE si baserà sugli indicatori in arrivo da qui a dicembre, mantenendo l’euro sensibile ai dati e alle notizie sulle decisioni di politica economica.

Chart Analysis EUR/USD


Analisi tecnica: EUR/USD mantiene una prospettiva ribassista al di sotto della SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene una configurazione ribassista nel breve termine, con le quotazioni spot bloccate al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni. Il prezzo oscilla appena sopra la linea mediana delle bande di Bollinger a 20 giorni, segnalando una domanda ancora incerta in prossimità dei livelli attuali, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, a quota 44, rimane al di sotto della linea neutrale di 50, indicando un momentum di recupero solo modesto all’interno di un orientamento ribassista più ampio.

Al rialzo, una prima resistenza si trova in corrispondenza della banda superiore di Bollinger, vicino a 1,1255, prima del minimo del 28 luglio a 1,1353 e dell’ostacolo più significativo rappresentato dalla SMA a 100 giorni, intorno a 1,1415. Ulteriori acquisti al di sopra di questo livello potrebbero favorire un rialzo verso il massimo del 7 agosto a 1,1581. 

Al ribasso, il supporto immediato si colloca in corrispondenza della banda inferiore di Bollinger, vicino a 1,1132. Una rottura al di sotto di quest’area aprirebbe la strada verso il livello psicologico di 1,1100, seguito dal minimo del 12 maggio 2025 a 1,0951. 

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di scambi superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati – o l’aspettativa di tassi più alti – tendono a favorire l’euro e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria durante riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), rappresentano un indicatore economico importante per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano dove collocare i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturieri e dei servizi, i dati sull’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato rilevante per l’euro è quello della bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un paese esporta beni molto richiesti, la sua valuta si apprezza per il solo effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo positivo della bilancia commerciale rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.