I dati USA e la politica della BOJ possono far uscire USD/JPY dalla fase laterale?

USD/JPY rimane pressoché invariato dopo la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse e in attesa dell’annuncio della Banca del Giappone di venerdì.

La Fed mantiene i tassi invariati e Warsh non si sbilancia

Il dollaro statunitense è in lieve calo rispetto alle principali valute dopo che la Federal Reserve ha votato per lasciare invariati i tassi di interesse al 3,75%–4%, in linea con le attese. Con le elezioni di metà mandato in programma la prossima settimana, il mercato scontava al 90% una conferma dei tassi e la decisione è stata approvata con 10 voti favorevoli e 2 contrari.

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La Fed ha rivisto al rialzo la propria valutazione dell’economia statunitense, affermando che la crescita procedeva a un ritmo sostenuto, pur riconoscendo che gran parte del dibattito si era concentrata sulla stabilità dei prezzi.

Tuttavia, le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh hanno creato una certa confusione sulle prospettive dei rialzi dei tassi per il prossimo anno. Warsh ha lasciato intendere che potrebbe essere possibile riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% senza incidere in misura significativa sulla crescita né far aumentare la disoccupazione, ovvero senza «mettere sabbia negli ingranaggi». Questo ha spinto gli operatori a ridimensionare leggermente le aspettative di una stretta monetaria per il prossimo anno.

Le sue dichiarazioni sono state interpretate come meno restrittive del previsto, mentre il mercato si attendeva indicazioni su un rialzo a dicembre. Secondo lo strumento CME FedWatch, gli operatori attribuiscono ora una probabilità dell’81% a un rialzo a dicembre, rispetto al precedente 84%, riflettendo questo lieve adeguamento delle attese verso una politica meno restrittiva.

Il rendimento del Treasury a 2 anni, strettamente legato alle aspettative sui tassi della Fed, è sceso. Nel frattempo, anche l’indice del dollaro statunitense ha registrato un lieve calo, pur mantenendo intatta la propria tendenza rialzista.

I dati statunitensi invertiranno la lieve reazione accomodante alla decisione della Fed?

L’attenzione si sposta ora sull’indice PCE core statunitense, la misura dell’inflazione privilegiata dalla Fed, per il quale si prevede un aumento dello 0,3% su base mensile a settembre, rispetto allo 0,2% precedente. Su base annua, è atteso in accelerazione al 3,1%, dal 3% di agosto.

Anche il PIL statunitense del terzo trimestre dovrebbe registrare una crescita annualizzata del 3,2%, in aumento rispetto al 2,2% del trimestre precedente, evidenziando un’economia solida e in espansione.

Questi dati potrebbero suscitare una reazione del mercato più marcata rispetto alla riunione della Fed. Dati solidi e un’inflazione superiore alle previsioni alimenterebbero le aspettative di una Federal Reserve più restrittiva, mentre l’enfasi posta dalla Fed sulla necessità di attendere ulteriori dati prima di prendere altre decisioni potrebbe attenuarle.

Un PCE core e un PIL superiori alle attese potrebbero invertire il recente adeguamento delle aspettative verso una Fed meno restrittiva, facendo salire i rendimenti dei Treasury e il dollaro. Dati più deboli, invece, potrebbero rafforzare le attese di un percorso di politica monetaria meno restrittivo ed esercitare pressioni al ribasso su USD/JPY.

La BOJ riuscirà a sostenere lo yen?

L’attenzione si sposterà ora sulla Banca del Giappone, che venerdì concluderà la riunione di politica monetaria di due giorni e dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse all’1,25%, dopo averli aumentati complessivamente di 50 punti base dall’inizio dell’anno.

Con l’inflazione giapponese più vicina all’obiettivo annuo del 2% e l’indice CPI core salito al 2,1% su base annua a settembre, la banca centrale ha segnalato che continuerà a valutare ulteriori rialzi dei tassi.

L’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime ha fatto salire l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) e l’inflazione al consumo, e queste pressioni iniziano a mostrare segnali di una diffusione più ampia nell’economia.

Tuttavia, una certa incertezza sulle prospettive dell’economia giapponese, dovuta agli ostacoli derivanti dal conflitto in Medio Oriente, potrebbe essere determinante per stabilire con quanta decisione la BOJ potrà alzare i tassi nei prossimi mesi.

L’aspettativa prevalente è che la BOJ continui ad aumentare i tassi di 25 punti base ogni trimestre, con un ulteriore rialzo a dicembre e uno successivo a marzo.

Tuttavia, il rischio principale per i rialzisti sul dollaro è che un segnale più netto di un rialzo della BOJ a dicembre possa ridurre il differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Giappone e sostenere lo yen. Una rottura sopra 159, invece, porterebbe maggiormente in primo piano il rischio di un intervento giapponese man mano che la coppia si avvicina a 160.

USD/JPY – analisi tecnica

Dopo il recupero dal minimo del 2026 intorno a 154,40, USD/JPY si è mosso in una fase laterale attorno alla media mobile esponenziale a 250 periodi (EMA). I rialzi sono stati limitati da quota 159, mentre al ribasso la zona di supporto a 157 ha sostanzialmente sostenuto il prezzo. L’RSI rimane neutrale e offre poche indicazioni.

Dati statunitensi superiori alle attese, uniti a toni leggermente accomodanti da parte della BOJ, potrebbero portare la coppia a superare 159. Un rialzo oltre questo livello riporterebbe l’attenzione sulla zona di resistenza a 160, insieme alla possibilità di un intervento delle autorità giapponesi.

Al ribasso, un dollaro più debole, unito a una BOJ restrittiva, potrebbe favorire una rottura sotto la zona di supporto a 157, spostando l’attenzione su 155 e successivamente su 153, il minimo del 2026.

 

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