Gli USA colpiscono l’isola iraniana di Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz — WSJ

Lunedì gli Stati Uniti (USA) hanno attaccato l’isola iraniana di Qeshm, nell’ultima di una serie di incursioni limitate condotte segretamente da Washington contro il Paese nelle ultime settimane, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal (WSJ), che cita funzionari statunitensi.

Gli attacchi sono avvenuti dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva minimizzato la possibilità di una ripresa della guerra con l’Iran dopo le elezioni di metà mandato di martedì. 

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano (IRGC) ha dichiarato che due droni statunitensi MQM-170 sono stati intercettati e abbattuti a sud dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, mentre il 55º drone statunitense MQ-9 è stato distrutto a est dello Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato da Press TV.

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Reazione del mercato

Al momento della stesura, il West Texas Intermediate (WTI) guadagna lo 0,71% su base giornaliera, a 95,65 dollari.

Domande frequenti sulla propensione al rischio

Nel gergo finanziario, i due termini molto diffusi «risk-on» e «risk-off» indicano il livello di rischio che gli investitori sono disposti ad accettare nel periodo di riferimento. In un mercato «risk-on», gli investitori sono ottimisti sul futuro e più propensi ad acquistare attività rischiose. In un mercato «risk-off», gli investitori iniziano a «giocare sul sicuro» perché sono preoccupati per il futuro e acquistano quindi attività meno rischiose, che offrono maggiori certezze di rendimento, anche se relativamente modesto.

In genere, nelle fasi «risk-on» i mercati azionari salgono e anche la maggior parte delle materie prime, a eccezione dell’oro, acquista valore, beneficiando di prospettive di crescita positive. Le valute dei Paesi che sono grandi esportatori di materie prime si rafforzano grazie all’aumento della domanda e le criptovalute salgono. In un mercato «risk-off», le obbligazioni salgono, soprattutto i principali titoli di Stato, l’oro brilla e le valute rifugio, come lo yen giapponese, il franco svizzero e il dollaro statunitense, ne beneficiano.

Il dollaro australiano (AUD), il dollaro canadese (CAD), il dollaro neozelandese (NZD) e valute minori come il rublo (RUB) e il rand sudafricano (ZAR) tendono tutti ad apprezzarsi nelle fasi di mercato «risk-on». Questo perché la crescita delle rispettive economie dipende fortemente dalle esportazioni di materie prime, i cui prezzi tendono ad aumentare nelle fasi di propensione al rischio. Gli investitori, infatti, prevedono una maggiore domanda futura di materie prime grazie all’intensificarsi dell’attività economica.

Le principali valute che tendono ad apprezzarsi nelle fasi «risk-off» sono il dollaro statunitense (USD), lo yen giapponese (JPY) e il franco svizzero (CHF). Il dollaro statunitense beneficia del suo ruolo di valuta di riserva mondiale e del fatto che, nei periodi di crisi, gli investitori acquistano titoli di Stato statunitensi, considerati sicuri perché è improbabile che la più grande economia del mondo risulti insolvente. Lo yen trae vantaggio dall’aumento della domanda di titoli di Stato giapponesi, poiché una quota elevata di questi è detenuta da investitori nazionali, che difficilmente li venderebbero in massa, anche durante una crisi. Il franco svizzero beneficia delle rigorose leggi bancarie svizzere, che offrono agli investitori una maggiore protezione del capitale.