
La coppia NZD/USD scivola verso 0,5680, interrompendo una serie di quattro sedute consecutive di rialzo durante le contrattazioni asiatiche di mercoledì. Sui mercati prevale la cautela in attesa dei dati sull’inflazione neozelandese misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) per il terzo trimestre, in pubblicazione giovedì.

Gli economisti si aspettano un lieve rallentamento dell’inflazione neozelandese nel terzo trimestre, ma la tregua potrebbe essere di breve durata, poiché il rincaro del petrolio alimenta un’accelerazione negli ultimi tre mesi dell’anno, rafforzando le ragioni a favore di rialzi dei tassi. Si prevede che il CPI registri un aumento del 3,8% su base annua nel terzo trimestre, rispetto al 4,1% del terzo trimestre. Su base trimestrale, l’inflazione misurata dal CPI dovrebbe scendere allo 0,8% nel terzo trimestre dall’1,5% del secondo.
I mercati degli swap scontano ora una probabilità prossima all’80% che la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) aumenti il tasso di interesse al 3,00% nella riunione di politica monetaria in programma la prossima settimana.
Il capo economista della RBNZ, Paul Conway, ha dichiarato la scorsa settimana che i prezzi del petrolio e il tasso di cambio comportano rischi al rialzo per le previsioni della banca relative al quarto trimestre. Conway ha aggiunto che la direzione dei tassi di interesse «sarà molto probabilmente al rialzo», precisando però che la decisione di ottobre resta «del tutto aperta».
D’altro canto, gli operatori riducono le scommesse su un rialzo dei tassi della Federal Reserve (Fed) a ottobre dopo le dichiarazioni del presidente Kevin Warsh. Durante le riunioni annuali del FMI a Bangkok della scorsa settimana, Warsh ha evitato di fornire indicazioni sull’esito della riunione del FOMC di questo mese, ma ha osservato che l’inflazione superiore alle attese non ha modificato la sua valutazione dell’economia statunitense.
Secondo il CME FedWatch Tool, i mercati attribuiscono attualmente una probabilità dell’83,9% che la banca centrale mantenga invariati i tassi di interesse la prossima settimana, mentre scontano una probabilità del 90% di un rialzo a dicembre.
Gli strategist di Brown Brothers Harriman sottolineano che i dati sul CPI neozelandese del terzo trimestre, in uscita mercoledì, dovrebbero risultare sostanzialmente in linea con le proiezioni ufficiali, osservando che «il CPI complessivo è atteso allo 0,8% su base trimestrale (proiezione RBNZ: 0,8%), rispetto all’1,5% del secondo trimestre, con un aumento del 3,8% su base annua (proiezione RBNZ: 3,9%), rispetto al 4,1% del secondo trimestre». A loro avviso, «un’inflazione superiore all’obiettivo giustifica ulteriori rialzi dei tassi da parte della RBNZ e offre sostegno al NZD», mentre la curva degli swap sconta attualmente «una probabilità dell’80% di un rialzo dei tassi della RBNZ di 25 punti base al 3,00% il 28 ottobre».
Il presidente della Fed Warsh ha trasmesso un messaggio moderatamente costruttivo ma prudente, con un punteggio FXS Speechtracker di 5,6/10, indicativo di un tono leggermente più accomodante rispetto alla media storica di 6,1/10. L’ammissione di essere rimasto «eccessivamente segnato» dalla crisi finanziaria globale evidenzia un orientamento attento ai rischi, anche se Warsh sottolinea la crescita strutturale e un boom degli investimenti trainato da «buone politiche», rifiutandosi al contempo di anticipare le decisioni delle prossime riunioni di ottobre e dicembre. L’enfasi sull’IA come fattore di stimolo della domanda e come strumento per migliorare l’affidabilità dei dati, insieme alle audizioni sul territorio e ai gruppi di lavoro previsti, delinea una Fed orientata al futuro, attenta sia alle dinamiche di crescita al rialzo sia ai potenziali rischi estremi negativi per la stabilità finanziaria.
L’FXS Fed Sentiment Index è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, a un livello ancora elevato di 127,51. Ciò segnala che il discorso lascia l’orientamento complessivo saldamente restrittivo, nonostante il tono leggermente più accomodante rilevato dall’FXS Speechtracker. Per il mercato dei cambi, la combinazione di una solida narrativa sugli investimenti, dell’impegno per la stabilità dei prezzi e dell’elevato livello dell’indice suggerisce che il dollaro rimanga sostenuto dalle aspettative di una Fed vigile, che non segnala ancora una svolta accomodante.
Sul grafico giornaliero, NZD/USD scambia a 0,5681, mantenendo un’impostazione ribassista nel breve termine, poiché la coppia resta al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, a 0,5774, e della banda superiore di Bollinger, a 0,5691. Questo insieme di resistenze continua a frenare il prezzo, mentre la banda centrale di Bollinger, nei pressi di 0,5631, funge da supporto sottostante; l’indice di forza relativa (RSI), a 51,7, è risalito in territorio neutrale, suggerendo una stabilizzazione del momentum piuttosto che una chiara svolta rialzista.
Al rialzo, la prima resistenza si trova in corrispondenza della banda superiore di Bollinger, intorno a 0,5691, seguita dalla SMA a 100 giorni a 0,5774, che rafforza l’impostazione ribassista di fondo finché il prezzo non tornerà al di sopra di tale livello. Al ribasso, il supporto immediato è offerto dalla banda centrale di Bollinger a 0,5631; una sua rottura aprirebbe la strada alla banda inferiore di Bollinger, nei pressi di 0,5572, come successivo obiettivo ribassista.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di IA. Scopri di più.)
Il dollaro neozelandese (NZD), noto anche come Kiwi, è una valuta molto conosciuta e scambiata dagli investitori. Il suo valore è determinato principalmente dallo stato di salute dell’economia neozelandese e dalla politica della banca centrale del Paese. Vi sono tuttavia alcune peculiarità che possono influenzarne l’andamento. Le performance dell’economia cinese tendono a muovere il Kiwi, perché la Cina è il principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Notizie negative sull’economia cinese possono tradursi in una riduzione delle esportazioni neozelandesi verso il Paese, penalizzando l’economia e, di conseguenza, la valuta. Un altro fattore che influenza il NZD è il prezzo dei prodotti lattiero-caseari, che costituiscono la principale voce delle esportazioni neozelandesi. Prezzi elevati di questi prodotti aumentano i ricavi delle esportazioni, contribuendo positivamente all’economia e quindi al NZD.
La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) mira a raggiungere e mantenere un tasso di inflazione compreso tra l’1% e il 3% nel medio termine, puntando a mantenerlo vicino al valore centrale del 2%. A tal fine, la banca stabilisce un livello adeguato dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo elevata, la RBNZ aumenta i tassi di interesse per raffreddare l’economia, ma questa mossa fa salire anche i rendimenti obbligazionari, rendendo più attraente per gli investitori investire nel Paese e sostenendo così il NZD. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire il NZD. Anche il cosiddetto differenziale dei tassi, ossia il confronto tra i tassi neozelandesi, attuali o attesi, e quelli fissati dalla Federal Reserve statunitense, può svolgere un ruolo determinante nell’andamento della coppia NZD/USD.
I dati macroeconomici pubblicati in Nuova Zelanda sono fondamentali per valutare lo stato dell’economia e possono incidere sul valore del dollaro neozelandese (NZD). Un’economia solida, caratterizzata da una crescita sostenuta, una bassa disoccupazione e un elevato livello di fiducia, favorisce il NZD. Una crescita economica sostenuta attrae investimenti esteri e può indurre la Reserve Bank of New Zealand ad aumentare i tassi di interesse, se tale solidità economica si accompagna a un’inflazione elevata. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che il NZD si deprezzi.
Il dollaro neozelandese (NZD) tende a rafforzarsi nelle fasi di propensione al rischio, ossia quando gli investitori ritengono contenuti i rischi complessivi di mercato e sono ottimisti sulla crescita. Questo tende a tradursi in prospettive più favorevoli per le materie prime e per le cosiddette «valute legate alle materie prime», come il Kiwi. Al contrario, il NZD tende a indebolirsi nei periodi di turbolenza sui mercati o di incertezza economica, poiché gli investitori tendono a vendere le attività più rischiose e a rifugiarsi in beni rifugio più stabili.