Il dollaro neozelandese si rafforza verso quota 0,5700 sulle prospettive di un rialzo dei tassi della RBNZ

  • NZD/USD acquista slancio e si avvicina a 0,5690 nella sessione asiatica di venerdì.
  • La RBNZ si appresta ad aumentare i tassi di interesse in modo aggressivo per contenere l’inflazione.
  • I mercati scontano una probabilità di circa il 92,8% che la Fed lasci i tassi invariati nella riunione di politica monetaria di ottobre.

La coppia NZD/USD si rafforza e si porta intorno a 0,5690 durante gli scambi asiatici di venerdì. Le crescenti aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) offrono un certo sostegno al dollaro neozelandese (NZD) nei confronti del dollaro statunitense (USD). Gli operatori seguiranno con attenzione la lettura preliminare dell’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) statunitense di S&P Global relativo a ottobre, in uscita più tardi venerdì.

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Il Kiwi si rafforza nei confronti dell’USD nonostante i dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) indichino un rallentamento dell’inflazione. Molti analisti prevedono che l’inflazione acceleri ben oltre il 4% nel quarto trimestre e possa rimanere al di fuori dell’intervallo obiettivo dell’1-3% della RBNZ più a lungo di quanto precedentemente previsto dalla banca centrale.

Secondo Bloomberg, i mercati scontano ora una probabilità di circa l’85% che la RBNZ aumenti il tasso ufficiale di riferimento (Official Cash Rate, OCR) di un quarto di punto percentuale, portandolo al 3,0% nella riunione di ottobre, e una probabilità di quasi il 50% che salga al 3,25% a dicembre.

«Un’inflazione più alta più a lungo è un grande grattacapo per la RBNZ», ha dichiarato Mark Smith, economista senior di ASB Bank ad Auckland, che prevede un’inflazione superiore al 3% fino al quarto trimestre del prossimo anno e si attende un rialzo dei tassi il 28 ottobre. «Ci aspettiamo che la RBNZ riconosca di avere ancora del lavoro da fare e mantenga un orientamento restrittivo condizionato all’evoluzione del quadro economico», ha aggiunto Mark.

D’altro canto, gli operatori ridimensionano le scommesse su un rialzo dei tassi di interesse statunitensi dopo che il presidente della Federal Reserve (Fed), Kevin Warsh, si è rifiutato di fornire indicazioni chiare su quanto presto potrebbe arrivare un nuovo aumento.

Secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati attribuiscono attualmente una probabilità del 92,8% al mantenimento dei tassi di interesse da parte della Fed la prossima settimana, mentre scontano una probabilità dell’80,5% di un rialzo a dicembre.

Il potenziale rialzista dell’NZD è limitato: alla stretta della RBNZ si contrappone il persistente orientamento restrittivo della Fed

Gli strategist di Brown Brothers Harriman osservano che il quadro inflazionistico neozelandese e le dinamiche delle materie prime continuano a giustificare un orientamento restrittivo della RBNZ, con «un’inflazione superiore all’obiettivo e prezzi del petrolio ancora elevati» che depongono a favore di ulteriori rialzi dei tassi. Sottolineano che «la curva degli swap sconta una probabilità dell’85% di un rialzo dei tassi della RBNZ di 25 punti base al 3,00% il 28 ottobre e una stretta di oltre 100 punti base nei prossimi dodici mesi, fino al 3,75%, vicino al limite superiore dell’intervallo del tasso neutrale stimato dalla RBNZ, pari al 2,20%-4,10%». Tuttavia, BBH avverte che le implicazioni per la valuta sono più limitate, sottolineando che «ciononostante, il potenziale rialzista di NZD/USD è contenuto perché la stretta della Fed riduce il margine di convergenza delle politiche monetarie».

Warsh evidenzia l’impennata degli investimenti e i rischi dell’IA, ma evita impegni preventivi sulla politica monetaria

Il discorso del presidente della Fed Warsh ottiene un punteggio di 5,6/10 sull’FXS Speechtracker, leggermente inferiore alla media storica di 6,1/10, segnalando un tono un po’ meno incisivo rispetto al riferimento consolidato, nonostante osservazioni nel complesso costruttive sulla crescita strutturale e sull’impennata degli investimenti. L’ammissione di essere «eccessivamente segnato dalla crisi finanziaria globale» evidenzia un persistente orientamento alla cautela, anche se Warsh osserva che il mondo si è evoluto in linea con le aspettative della Fed e sottolinea la forza degli investimenti sostenuti dalle politiche adottate. Al contempo, il suo ripetuto rifiuto di anticipare le decisioni delle riunioni di ottobre e dicembre ribadisce la dipendenza dai dati e limita le indicazioni di breve termine per il dollaro. L’attenzione di Warsh all’intelligenza artificiale come fattore che agisce sul lato della domanda, con effetti incerti sull’occupazione, insieme alle prossime audizioni sul territorio e ai gruppi di lavoro, indica un approccio lungimirante ma ancora esplorativo ai rischi e alle opportunità che la tecnologia comporta per la politica monetaria e la stabilità finanziaria.

L’FXS Fed Sentiment Index è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti e un livello ancora elevato di 127,51, confermando che il tono complessivo della politica monetaria resta decisamente restrittivo, anche se il punteggio del discorso sull’FXS Speechtracker si colloca al di sotto della media storica. L’assenza di variazioni dell’indice suggerisce che le dichiarazioni di Warsh, pur caute e prive di impegni su percorsi specifici dei tassi, non abbiano modificato in modo sostanziale la percezione del mercato riguardo all’orientamento restrittivo della Fed o al sostegno di fondo al dollaro.

Chart Analysis NZD/USD


Analisi tecnica: NZD/USD mantiene prospettive negative al di sotto della SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, NZD/USD mantiene un’impostazione ribassista nel breve termine, restando al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni. Il prezzo si muove sopra la linea mediana a 20 giorni delle bande di Bollinger, suggerendo una certa stabilizzazione nel breve periodo dopo il recente calo, ma la banda superiore rappresenta già una vicina area di pressione in vendita. L’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, a 52,8, è risalito in territorio neutrale, indicando un’attenuazione delle condizioni di ipervenduto piuttosto che una chiara svolta rialzista.

Al rialzo, la prima resistenza si trova in corrispondenza della banda superiore di Bollinger, intorno a 0,5705, seguita dalla SMA a 100 giorni a 0,5770. Finché il prezzo rimane al di sotto di questi livelli, è probabile che la pressione in vendita torni a manifestarsi in loro prossimità. Al ribasso, un primo supporto si individua sulla banda mediana di Bollinger, vicino a 0,5635, con un sostegno strutturale più solido sulla banda inferiore, intorno a 0,5565; una rottura al di sotto di quest’ultima area riaprirebbe la strada alla più ampia tendenza ribassista verso nuovi minimi.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sul dollaro neozelandese

Il dollaro neozelandese (NZD), noto anche come Kiwi, è una valuta ampiamente conosciuta e negoziata dagli investitori. Il suo valore è determinato principalmente dallo stato di salute dell’economia neozelandese e dalla politica della banca centrale del Paese. Esistono tuttavia anche alcuni fattori specifici che possono influenzare l’andamento dell’NZD. La performance dell’economia cinese tende a muovere il Kiwi, poiché la Cina è il principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Notizie negative sull’economia cinese possono tradursi in minori esportazioni neozelandesi verso il Paese, penalizzando l’economia e, di conseguenza, la valuta. Un altro fattore che influenza l’NZD è il prezzo dei prodotti lattiero-caseari, che costituiscono la principale voce delle esportazioni neozelandesi. Prezzi elevati di questi prodotti aumentano i ricavi delle esportazioni, contribuendo positivamente all’economia e quindi all’NZD.

La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) mira a raggiungere e mantenere un tasso di inflazione compreso tra l’1% e il 3% nel medio termine, puntando a mantenerlo vicino al valore centrale del 2%. A tal fine, la banca stabilisce un livello adeguato dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo elevata, la RBNZ aumenta i tassi per raffreddare l’economia, ma questa mossa fa salire anche i rendimenti obbligazionari, rendendo più interessanti gli investimenti nel Paese e sostenendo così l’NZD. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire l’NZD. Anche il cosiddetto differenziale dei tassi, ossia il rapporto tra i tassi neozelandesi attuali o attesi e quelli fissati dalla Federal Reserve statunitense, può svolgere un ruolo chiave nell’andamento della coppia NZD/USD.

La pubblicazione dei dati macroeconomici neozelandesi è fondamentale per valutare lo stato dell’economia e può incidere sulla valutazione del dollaro neozelandese (NZD). Un’economia solida, caratterizzata da una crescita sostenuta, bassa disoccupazione e un elevato livello di fiducia, è favorevole all’NZD. Una crescita economica sostenuta attira investimenti esteri e può incoraggiare la Reserve Bank of New Zealand ad aumentare i tassi di interesse, se questa forza economica si accompagna a un’inflazione elevata. Viceversa, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’NZD si deprezzi.

Il dollaro neozelandese (NZD) tende a rafforzarsi nelle fasi di propensione al rischio, ossia quando gli investitori ritengono contenuti i rischi complessivi di mercato e sono ottimisti sulla crescita. Questo tende a tradursi in prospettive più favorevoli per le materie prime e per le cosiddette «valute legate alle materie prime», come il Kiwi. Al contrario, l’NZD tende a indebolirsi nei periodi di turbolenza dei mercati o di incertezza economica, poiché gli investitori tendono a vendere le attività più rischiose e a rifugiarsi in beni rifugio più stabili.

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