La Fed si prepara a mantenere invariati i tassi di interesse nonostante l’inflazione persistente

  • Si prevede ampiamente che la Federal Reserve statunitense mantenga invariati i tassi di interesse al termine della riunione di ottobre. 
  • I mercati attribuiscono un’elevata probabilità a un rialzo dei tassi a dicembre.
  • Le dichiarazioni del presidente della Fed Warsh in conferenza stampa potrebbero accrescere la volatilità del dollaro statunitense.

La Federal Reserve (Fed) degli Stati Uniti annuncerà la propria decisione sui tassi di interesse mercoledì, al termine di un’altra riunione cruciale che potrebbe fornire indicazioni fondamentali sulle prospettive di politica monetaria della banca centrale in vista della fine dell’anno.

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I mercati si attendono ampiamente che il Federal Open Market Committee (FOMC) lasci invariato il tasso di riferimento nell’intervallo del 3,75%-4% dopo il rialzo di 25 punti base annunciato a settembre.

Questa decisione è quasi interamente scontata dai mercati: lo strumento FedWatch di CME indica una probabilità di appena il 9% circa di un aumento del costo del denaro. Pertanto, le dichiarazioni del presidente della Fed Kevin Warsh nella conferenza stampa successiva alla riunione potrebbero offrire indicazioni importanti sulle prospettive dei tassi e influenzare l’andamento del dollaro statunitense (USD).

Source: CME Group
Fonte: CME Group

Intervenendo a un evento del Fondo Monetario Internazionale (FMI) all’inizio del mese, Warsh ha ribadito che la Fed resta concentrata sul conseguimento della stabilità dei prezzi, aggiungendo però di non credere nell’opportunità di «anticipare l’esito delle riunioni». Proprio questa dichiarazione ha indotto gli investitori a escludere di fatto la possibilità di un rialzo dei tassi a ottobre, nonostante l’indice dei prezzi al consumo (IPC) statunitense di settembre sia risultato superiore alle attese, con il tasso di inflazione complessiva annuo salito dal 3,4% al 3,7%. 

Gli economisti di Deutsche Bank osservano che, essendo una variazione dei tassi sostanzialmente esclusa nella prossima riunione, l’attenzione dei mercati si sposterà sul tono della comunicazione, sottolineando che «l’interesse si concentrerà quindi sulla conferenza stampa del presidente Warsh e su come la Fed bilancerà un’inflazione ancora elevata e una crescita solida con il recente inasprimento delle condizioni finanziarie». A loro avviso, il messaggio di politica monetaria sarà valutato in base alla capacità della Fed di riconoscere in modo convincente la persistenza delle pressioni sui prezzi e la robustezza dell’attività economica, affrontando al contempo l’impatto di condizioni di mercato più restrittive sulle prospettive generali. 

Quando annuncerà la Fed la decisione sui tassi di interesse e quale potrebbe essere l’impatto su EUR/USD?

La Fed annuncerà la propria decisione sui tassi di interesse e pubblicherà il comunicato di politica monetaria mercoledì alle 18:00 GMT. Seguirà la conferenza stampa del presidente della Fed Kevin Warsh, con inizio alle 18:30 GMT.

A settembre, la versione aggiornata del quadro riepilogativo delle proiezioni economiche (Summary of Economic Projections, SEP) ha mostrato che 12 dei 18 membri prevedevano un ulteriore rialzo dei tassi di 25 punti base quest’anno, mentre quattro si attendevano due rialzi e due non ne prevedevano altri.

A giugno, il dot plot, la componente del SEP che illustra le previsioni dei responsabili della politica monetaria sui tassi di interesse, evidenziava che le loro proiezioni implicavano un aumento di soli 25 punti base nel 2026, seguito da un taglio di 25 punti base nel 2027 e da un’ulteriore riduzione di 25 punti base nel 2028.

Secondo lo strumento FedWatch di CME, la probabilità che il tasso di riferimento rimanga invariato a fine anno è di appena il 17% circa. Questo posizionamento del mercato suggerisce che vi sia spazio per un nuovo rafforzamento dell’USD qualora Warsh si discostasse dalle precedenti dichiarazioni rilasciate all’evento del FMI e lasciasse intendere un aumento dei tassi a dicembre, citando un’inflazione persistentemente elevata. In questo scenario, EUR/USD potrebbe subire pressioni ribassiste nella reazione immediata. Va tuttavia ricordato che anche la Banca centrale europea (BCE) annuncerà la propria decisione di politica monetaria giovedì. Pertanto, un eventuale calo della coppia valutaria dovuto a un tono restrittivo della Fed potrebbe arrestarsi in vista dell’appuntamento con la BCE.

Gli analisti di MUFG/BTMU sottolineano che «l’ultima riunione del FOMC dell’anno si terrà soltanto il 9 dicembre» e osservano che «i segnali di un inasprimento delle condizioni finanziarie continuano ad accumularsi», lasciando «certamente aperta la possibilità che le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre si attenuino». A loro avviso, «sarà importante la disponibilità di Warsh a segnalare che la Fed rimane sul percorso delineato dal dot plot». MUFG/BTMU aggiunge che «in un contesto di inasprimento delle condizioni finanziarie e di volatilità del mercato obbligazionario in Europa, riteniamo che il dollaro resterà sostenuto e che i rischi rimangano orientati al rialzo». 

Al contrario, il dollaro statunitense potrebbe indebolirsi rispetto alle principali valute concorrenti se il presidente della Fed Warsh minimizzasse gli sviluppi dell’inflazione ed evitasse di segnalare un rialzo dei tassi a dicembre. Qualora Warsh ribadisse di non voler anticipare l’esito dell’ultima riunione dell’anno, gli investitori potrebbero evitare di scontare pienamente un rialzo dei tassi, favorendo un lieve aumento di EUR/USD. Tuttavia, è improbabile che gli operatori di mercato escludano questa eventualità, a meno di un miglioramento significativo dei dati sull’inflazione o di un rapporto sull’occupazione estremamente negativo. 

Thu Lan Nguyen di Commerzbank sottolinea che la recente tenuta di EUR/USD nasconde una dinamica di fondo più preoccupante per la moneta unica. Osserva che «le aspettative di inflazione a breve termine sono aumentate più nettamente nell’area euro che negli Stati Uniti», ma che «le maggiori aspettative di inflazione non sono attualmente compensate da un corrispondente cambiamento nelle aspettative relative sui tassi di interesse». Secondo Commerzbank, questo disallineamento «rappresenta, in linea di principio, un segnale negativo per l’euro», poiché suggerisce che i mercati non stiano scontando un inasprimento della politica monetaria sufficiente a contrastare l’aumento delle aspettative di inflazione nell’area euro, lasciando potenzialmente la valuta vulnerabile a un cambiamento del clima di mercato. 

Eren Sengezer, analista responsabile della sessione europea di FXStreet, presenta un’analisi tecnica di breve termine su EUR/USD:

«Il quadro tecnico di breve termine di EUR/USD evidenzia un orientamento ribassista, poiché la coppia rimane nella metà inferiore delle bande di Bollinger sul grafico giornaliero e l’indice di forza relativa (RSI) resta ben al di sotto di 40. Al ribasso, l’area 1,1130-1,1100 (limite inferiore delle bande di Bollinger, livello statico) rappresenta il supporto immediato, prima di 1,1000 (livello psicologico, livello statico). Se quest’ultimo supporto dovesse cedere, si potrebbe assistere a un arretramento più marcato verso 1,0750 (livello statico). Se l’RSI giornaliero scendesse in territorio di ipervenduto, sotto 30, ed EUR/USD rimanesse al di sotto del limite inferiore delle bande di Bollinger, gli investitori potrebbero attendere una correzione tecnica prima di puntare su un proseguimento del ribasso».

«Al rialzo, un’area di resistenza intermedia è individuabile a 1,1260 - 1,1300 (livello statico, limite superiore delle bande di Bollinger). Qualora la coppia riuscisse a stabilizzarsi al di sopra di questa zona, le medie mobili semplici a 50 e 100 giorni nell’area 1,1420-1,1440 potrebbero diventare il successivo ostacolo difficile da superare».  

EUR/USD daily chart
Grafico giornaliero di EUR/USD

Domande frequenti sulla Fed

La politica monetaria degli Stati Uniti è definita dalla Federal Reserve (Fed). La Fed ha un duplice mandato: conseguire la stabilità dei prezzi e promuovere la piena occupazione. Il suo strumento principale per raggiungere questi obiettivi è la modifica dei tassi di interesse. Quando i prezzi aumentano troppo rapidamente e l’inflazione supera l’obiettivo del 2% della Fed, la banca centrale alza i tassi di interesse, incrementando il costo del credito nell’intera economia. Ciò rafforza il dollaro statunitense (USD), poiché rende gli Stati Uniti una destinazione più attraente per i capitali degli investitori internazionali. Quando l’inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo elevato, la Fed può abbassare i tassi di interesse per incentivare il ricorso al credito, esercitando pressioni sul dollaro statunitense.

La Federal Reserve (Fed) tiene otto riunioni di politica monetaria all’anno, durante le quali il Federal Open Market Committee (FOMC) valuta le condizioni economiche e assume le decisioni di politica monetaria. Al FOMC partecipano dodici esponenti della Fed: i sette membri del Consiglio dei governatori, il presidente della Federal Reserve Bank di New York e quattro degli undici presidenti delle restanti banche regionali della Federal Reserve, che ricoprono l’incarico per un anno a rotazione.

In situazioni estreme, la Federal Reserve può ricorrere a una politica chiamata allentamento quantitativo (Quantitative Easing, QE). Il QE è il processo attraverso il quale la Fed aumenta in misura sostanziale il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato. Si tratta di una misura di politica monetaria non convenzionale, utilizzata durante le crisi o quando l’inflazione è estremamente bassa. È stato lo strumento privilegiato dalla Fed durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nella creazione di nuova moneta da parte della Fed, che la utilizza per acquistare obbligazioni di elevata qualità da istituzioni finanziarie. Il QE generalmente indebolisce il dollaro statunitense.

La stretta quantitativa (Quantitative Tightening, QT) è il processo inverso rispetto al QE: la Federal Reserve interrompe gli acquisti di obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste il capitale rimborsato alla scadenza delle obbligazioni in portafoglio nell’acquisto di nuovi titoli. Generalmente ha un effetto positivo sul valore del dollaro statunitense.