
Martedì EUR/USD si mantiene pressoché invariato in un clima di cautela sui mercati, mentre gli operatori seguono le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Anche gli sviluppi nei rapporti tra USA e Iran restano al centro dell’attenzione, lasciando il dollaro statunitense (USD) senza una direzione chiara. Al momento della stesura, la coppia scambia intorno a 1,1139, dopo aver brevemente superato quota 1,1200 lunedì.

I prezzi del petrolio restano volatili, con gli operatori che reagiscono all’evoluzione del flusso di notizie. Il greggio ha subito pressioni in seguito a notizie non confermate secondo cui Washington e Teheran avrebbero fatto concessioni sul programma nucleare iraniano e sui fondi congelati, per poi invertire la rotta. In precedenza, i prezzi erano saliti dopo che il Wall Street Journal (WSJ) aveva riferito di un attacco statunitense all’isola iraniana di Qeshm.
L’incertezza sui negoziati mantiene un premio per il rischio geopolitico nei prezzi del petrolio, mentre gli operatori soppesano le speranze di progressi diplomatici rispetto al rischio di ulteriori azioni militari. Gli elevati costi energetici rischiano di prolungare le pressioni inflazionistiche e rafforzano le aspettative che le banche centrali possano dover mantenere una politica monetaria più restrittiva più a lungo.
La Federal Reserve (Fed) ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base a settembre, per poi lasciarli invariati a ottobre, ribadendo il proprio impegno a ripristinare la stabilità dei prezzi. Secondo lo strumento FedWatch del CME, gli operatori scontano una probabilità del 75% di un ulteriore rialzo a dicembre.
Questa prospettiva di politica monetaria restrittiva contribuisce a limitare il ribasso del dollaro statunitense. L’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a sei valute principali, oscilla intorno a 101,80.
Per l’Eurozona, dipendente dalle importazioni energetiche, costi dell’energia persistentemente elevati aumentano la spesa per le importazioni e pesano sulla crescita, comportando al contempo rischi al rialzo per l’inflazione. I timori per i conti pubblici francesi rappresentano un ulteriore ostacolo per l’euro (EUR).
Anche la Banca centrale europea (BCE) ha mantenuto i tassi invariati a ottobre, dopo averli aumentati complessivamente di 50 punti base nei mesi precedenti dell’anno. Per l’Eurozona, dipendente dalle importazioni energetiche, costi dell’energia persistentemente elevati aumentano la spesa per le importazioni e pesano sulla crescita, comportando al contempo rischi al rialzo per l’inflazione. I timori per i conti pubblici francesi rappresentano un ulteriore ostacolo per l’euro (EUR), offuscando ulteriormente le prospettive economiche e complicando le decisioni di politica monetaria della BCE.