
Lunedì i futures sul West Texas Intermediate (WTI) quotati al NYMEX arretrano dal massimo a cinque mesi di 103,28 dollari verso i 100 dollari. Il prezzo del petrolio subisce pressioni mentre gli investitori adottano un atteggiamento prudente in vista di importanti annunci di politica monetaria da parte di diverse banche centrali mondiali.

Gli analisti di Danske Bank sottolineano che, per il resto della settimana, l’attenzione dei mercati sarà concentrata sulle prossime riunioni di politica monetaria: «L’attenzione si sposta sulle decisioni sui tassi di interesse della Fed mercoledì, della BCE giovedì e della Banca del Giappone venerdì». La banca afferma: «Ci aspettiamo che tutte e tre mantengano invariati i tassi di interesse prima di riprendere i rialzi nel corso dell’anno», evidenziando una pausa a breve termine nella stretta monetaria, anche se il quadro generale resta orientato a ulteriori aumenti.
La scorsa settimana i prezzi del petrolio sono saliti nettamente, tra i timori di una nuova escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Sui mercati finanziari è prevalsa la cautela dopo che il Dipartimento di Stato statunitense ha chiesto un ritiro più ampio del personale diplomatico americano dal Golfo.
Secondo TD Securities, i prezzi del greggio mantengono un orientamento rialzista nel breve termine. Gli analisti avvertono: «Ci aspettiamo che il petrolio greggio continui a essere orientato al rialzo nel breve termine, poiché il rischio di un’escalation rimane elevato in vista delle elezioni israeliane e delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti». Osservano inoltre che «i recenti attacchi degli Houthi hanno fatto aumentare il premio per il rischio incorporato nei prezzi di mercato, mentre i persistenti attacchi iraniani alle petroliere sembrano essere riusciti a ridurre parte dei flussi attraverso Hormuz», rafforzando il premio geopolitico incorporato nelle quotazioni attuali.

Sul grafico giornaliero, il petrolio statunitense WTI è scambiato a 100,51 dollari. Il contratto mantiene un orientamento rialzista nel breve termine, poiché il prezzo resta ben al di sopra della media mobile esponenziale (EMA) a 20 giorni, attualmente a 95,68 dollari. Ciò suggerisce che la tendenza al rialzo rimane sostenuta nonostante il recente consolidamento. L’indice di forza relativa (RSI), a 62,99, resta in territorio rialzista ma al di sotto dei livelli di ipercomprato, indicando uno slancio positivo, ma non estremo.
Al ribasso, un primo supporto si individua nell’area di 100,51 dollari, che funge da livello pivot immediato, mentre una domanda più robusta emerge in prossimità dell’EMA a 20 giorni, a 95,68 dollari, qualora si verificasse una correzione più profonda. Poiché i dati attualmente disponibili non segnalano livelli di resistenza tecnica nelle vicinanze, gli operatori potrebbero continuare a concentrarsi sul comportamento del prezzo al di sopra di questi supporti per valutare se la struttura rialzista possa proseguire o se si sviluppi una fase correttiva.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
Il petrolio WTI è un tipo di petrolio greggio venduto sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio, insieme al Brent e al Dubai Crude. Il WTI è definito anche «leggero» e «dolce» rispettivamente per il peso specifico e il contenuto di zolfo relativamente bassi. È considerato un petrolio di alta qualità, facilmente raffinabile. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato «il crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo viene citato frequentemente dai media.
Come per tutte le attività finanziarie, la domanda e l’offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita economica mondiale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. L’instabilità politica, le guerre e le sanzioni possono interrompere l’offerta e incidere sui prezzi. Anche le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio, sono un fattore determinante per il prezzo. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente, e viceversa.
I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) influiscono sul prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono generalmente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché provengono da un’agenzia governativa.
L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono collettivamente le quote di produzione dei Paesi membri in riunioni che si tengono due volte all’anno. Le loro decisioni incidono spesso sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può restringere l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. L’OPEC+ è un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non appartenenti all’OPEC, il più rilevante dei quali è la Russia.