Forex oggi: il clima di mercato migliora leggermente all’inizio di una settimana cruciale per le banche centrali

Ecco cosa c’è da sapere lunedì 26 ottobre:

La propensione al rischio sembra migliorare all’inizio della settimana, mentre i prezzi del petrolio greggio scendono leggermente. Il calendario economico europeo di lunedì prevede la pubblicazione dei dati sulla fiducia delle imprese in Germania. Nel corso della settimana, l’attenzione si concentrerà sulle riunioni di politica monetaria delle banche centrali delle principali economie, tra cui la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ), la Bank of Canada (BoC), la Federal Reserve (Fed), la Banca centrale europea (BCE) e la Banca del Giappone (BoJ).

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Domenica gli Houthi dello Yemen hanno dichiarato che continueranno ad attaccare l’aeroporto Re Khalid di Riad, in Arabia Saudita, secondo quanto riportato da Reuters. L’annuncio è arrivato poche ore dopo che il regno aveva comunicato la ripresa dei voli nonostante i ripetuti attacchi degli Houthi. Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti (USA) Donald Trump ha escluso un’azione militare immediata contro l’Iran, affermando che «oggi non ci sarà alcun attacco», secondo quanto riferito da Al Jazeera. Dopo il forte rialzo della scorsa settimana, i prezzi del petrolio greggio hanno aperto con un gap ribassista e, all’ultima rilevazione, il West Texas Intermediate (WTI) perdeva oltre il 2% su base giornaliera.

A conferma del miglioramento del clima sui mercati, i futures sugli indici azionari statunitensi guadagnano circa lo 0,2% su base giornaliera, mentre l’indice del dollaro statunitense (USD) registra un lieve calo, in prossimità di 101,70. Infine, il rendimento del Treasury statunitense decennale di riferimento resta in calo, sotto il 5%, dopo aver registrato una flessione per la terza settimana consecutiva.

Andamento del dollaro statunitense oggi

La tabella seguente mostra la variazione percentuale odierna del dollaro statunitense (USD) rispetto alle principali valute elencate. Il dollaro statunitense ha registrato la performance peggiore nei confronti del franco svizzero.

USD EUR GBP JPY CAD AUD NZD CHF
USD -0,14% -0,02% 0,11% 0,05% 0,12% 0,00% -0,14%
EUR 0,14% 0,16% 0,23% 0,18% 0,26% 0,17% 0,00%
GBP 0,02% -0,16% 0,06% 0,04% 0,10% 0,00% -0,16%
JPY -0,11% -0,23% -0,06% -0,04% 0,01% -0,10% -0,25%
CAD -0,05% -0,18% -0,04% 0,04% 0,05% -0,03% -0,18%
AUD -0,12% -0,26% -0,10% -0,01% -0,05% -0,10% -0,25%
NZD -0,00% -0,17% -0,01% 0,10% 0,03% 0,10% -0,14%
CHF 0,14% -0,00% 0,16% 0,25% 0,18% 0,25% 0,14%

La mappa di calore mostra le variazioni percentuali delle principali valute l’una rispetto all’altra. La valuta di base si seleziona dalla colonna di sinistra, mentre la valuta quotata si seleziona dalla riga superiore. Ad esempio, selezionando il dollaro statunitense nella colonna di sinistra e scorrendo la riga in orizzontale fino allo yen giapponese, la variazione percentuale visualizzata nella casella rappresenterà USD (valuta di base)/JPY (valuta quotata).

L’attendismo del FOMC a ottobre è visto come un fattore che aumenta le probabilità di un rialzo della Fed a dicembre

Secondo TD Securities, il Federal Open Market Committee (FOMC) probabilmente «manterrà i tassi invariati questa settimana nonostante i crescenti rischi inflazionistici». Gli analisti ritengono che, sebbene «la probabilità di un rialzo a sorpresa sia superiore alla norma», i responsabili della politica monetaria dovrebbero comunque «privilegiare la pazienza e attendere fino a dicembre». A loro avviso, «una pausa a ottobre renderà un rialzo a dicembre ancora più probabile», soprattutto dopo la «sorpresa al rialzo dell’indice dei prezzi al consumo di settembre», che evidenzia come «i rischi inflazionistici restino rilevanti». TD Securities aggiunge che «l’evoluzione dei dati sull’inflazione determinerà l’entità e il ritmo dei rialzi nelle fasi successive del ciclo», suggerendo che i prossimi dati sui prezzi saranno cruciali nel definire i passi successivi della Fed.

EUR/USD oscilla in un intervallo ristretto sopra 1,1200, dopo aver chiuso la scorsa settimana in lieve calo.

GBP/USD ha registrato lievi perdite venerdì, ma è riuscito a chiudere in rialzo per la seconda settimana consecutiva. Lunedì la coppia resta poco mossa e si muove lateralmente sotto 1,3400.

USD/JPY mantiene modesti guadagni in prossimità di 157,00 nella mattinata europea di lunedì, dopo aver perso circa lo 0,7% la scorsa settimana.

L’oro ha perso quasi il 4% la scorsa settimana, per poi stabilizzarsi lunedì poco sopra i 4.000 dollari.

La domanda di oro da ETF e banche centrali affronta una nuova prova vicino ai 4.000 dollari

Gli analisti di TD Securities hanno osservato che si continua a registrare «una forte domanda fisica da parte di ETF e banche centrali», anche se l’oro resta sotto pressione a causa delle vendite sistematiche. La banca sostiene che i prezzi «in graduale ritorno ancora una volta verso il livello di 4.000 dollari l’oncia metteranno nuovamente alla prova la capacità di questi flussi di compensare quelli sistematici nel breve termine», sottolineando l’importanza della domanda delle istituzioni ufficiali e di quella per investimento nel controbilanciare la debolezza indotta dai CTA.

AUD/USD resta in una fase di consolidamento sopra 0,7000, dopo essere salito di oltre l’1% la scorsa settimana. Nelle prime ore di contrattazione della sessione asiatica di mercoledì, i dati australiani sull’inflazione di settembre potrebbero accentuare la volatilità della coppia.

Domande frequenti sulle banche centrali

Le banche centrali hanno un mandato fondamentale: garantire la stabilità dei prezzi in un Paese o in una regione. Le economie devono costantemente confrontarsi con l’inflazione o la deflazione quando i prezzi di determinati beni e servizi variano. Un aumento continuo dei prezzi degli stessi beni indica inflazione, mentre una diminuzione continua indica deflazione. Spetta alla banca centrale mantenere la domanda in equilibrio, intervenendo sul proprio tasso di riferimento. Per le principali banche centrali, come la Federal Reserve statunitense (Fed), la Banca centrale europea (BCE) o la Banca d’Inghilterra (BoE), il mandato consiste nel mantenere l’inflazione vicina al 2%.

Una banca centrale dispone di uno strumento importante per far salire o scendere l’inflazione: modificare il proprio tasso di riferimento di politica monetaria, comunemente noto come tasso di interesse. Nelle date annunciate in anticipo, la banca centrale pubblica un comunicato con il proprio tasso di riferimento e illustra le ragioni per cui lo mantiene invariato oppure lo modifica, riducendolo o aumentandolo. Le banche locali adeguano di conseguenza i tassi sui depositi e sui prestiti, rendendo a loro volta più o meno facile per i risparmiatori ottenere un rendimento sui propri risparmi o per le imprese contrarre prestiti e investire nelle proprie attività. Quando la banca centrale aumenta sensibilmente i tassi di interesse, si parla di stretta monetaria. Quando riduce il tasso di riferimento, si parla di allentamento monetario.

Una banca centrale è spesso indipendente dal potere politico. Prima di essere nominati nel consiglio di politica monetaria, i suoi membri sono sottoposti a una serie di valutazioni e audizioni. Ciascun membro ha spesso un proprio orientamento su come la banca centrale debba controllare l’inflazione e sulla conseguente politica monetaria. I membri che sostengono una politica monetaria molto accomodante, con tassi bassi e prestiti a basso costo, per dare un forte impulso all’economia, accettando un’inflazione leggermente superiore al 2%, sono chiamati «colombe». I membri che preferiscono tassi più elevati per remunerare il risparmio e vogliono tenere sempre sotto controllo l’inflazione sono chiamati «falchi» e non si ritengono soddisfatti finché l’inflazione non raggiunge il 2% o un livello appena inferiore.

Di norma, un presidente guida ogni riunione, deve creare un consenso tra falchi e colombe e ha l’ultima parola in caso di parità dei voti, per evitare uno stallo al 50% sulla decisione di modificare o meno la politica in vigore. Il presidente tiene discorsi, spesso trasmessi in diretta, nei quali comunica l’attuale orientamento di politica monetaria e le prospettive future. Una banca centrale cerca di portare avanti la propria politica monetaria senza provocare brusche oscillazioni dei tassi, delle azioni o della propria valuta. Tutti i membri della banca centrale comunicano il proprio orientamento ai mercati prima di una riunione di politica monetaria. A partire da pochi giorni prima della riunione e fino alla comunicazione delle nuove decisioni di politica monetaria, ai membri è vietato parlare pubblicamente. Questo intervallo è chiamato periodo di silenzio.